Un decreto regio tutela il segno sacro

La normativa sull’esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche risale a un secolo e mezzo fa. È contenuta nell’articolo 140 del Regio decreto 15 settembre 1860, attuativo della legge Casati. Ma la legge che fa ancora testo ai nostri giorni è un po’ più recente: il Regio decreto del 30 aprile 1924 n. 965, che riguarda l’ordinamento interno delle giunte e dei regi istituti di istruzione media. A cui si aggiunse, nel 1988, un parere del Consiglio di Stato, secondo cui «il Crocifisso a parte il significato per i credenti rappresenta un simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica come valore universale, indipendentemente da specifica confessione religiosa». Nessun contrasto, quindi, con la Costituzione, che all’articolo 8 afferma che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Il Consiglio di Stato ha infatti aggiunto che la presenza dell’immagine del Crocifisso nelle aule scolastiche non può costituire motivo di costrizione della libertà individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa. Il simbolo religioso assume un valore non solo religioso ma anche culturale.