Il decreto rifiuti passa alla Camera con il via libera del Terzo polo

RomaIl decreto rifiuti arriva al giro di boa con un sostegno più ampio della maggioranza. L’Aula della Camera ha approvato il provvedimento per fronteggiare l’emergenza in Campania con 334 sì, no 213 e un astenuto. Il testo, che ora passa all’esame del Senato, punta ad accelerare la realizzazione dei termovalorizzatori, incrementare i livelli della raccolta differenziata e responsabilizzare le amministrazioni della Campania, in particolare le province, nella gestione del ciclo dei rifiuti.
A favore, oltre alla maggioranza, hanno votato anche Udc, Fli e Api. Decisione presa dal coordinamento parlamentare unitario del terzo polo. I partiti guidati da Pier Ferdinando Casini, Gianranco Fini, Francesco Rutelli hanno deciso una linea comune anche per gli altri provvedimenti in calendario prima delle feste. Uniti su votazioni meno importanti. Dalla mozione di sfiducia sul ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli (l’astensione) alla legge sull’imprenditorialità (voteranno a favore) fino ad un disegno di legge per la soppressione delle Province (a favore). Mentre, per quanto riguarda la riforma dell’Università il coordinamento «rimanda alla discussione in atto al Senato e alle iniziative intraprese congiuntamente dai gruppi». Su questa riforma fino ad oggi i tre partiti hanno marciato in ordine sparso.
Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha ringraziato Udc e Fli «per aver responsabilmente sostenuto il decreto rifiuti nella votazione alla Camera». Il responsabile enti locali dell’Udc Mauro Libè ha detto che «il decreto rifiuti non risolve il problema, ma rappresenta comunque un segnale positivo per i cittadini». Più freddo il finiano Carmelo Briguglio: «Futuro e libertà vota a favore per atto di responsabilità verso il Paese».
Netta la bocciatura del Pd: «Questo decreto è una grande occasione perduta per individuare soluzioni stabili, definitive, certe ed adeguate», ha protestato il democratico Tino Iannuzzi illustrando i motivi del voto contrario del partito al decreto.