Un decreto per le Siiq

Paola G. Lunghini
Una disciplina pervasiva e complessa, introdotta in una legge ad altri scopi destinata: la definizione si deve al notissimo avvocato Roberto Cera, partner dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo, intervenuto a spiegare il regime giuridico delle Siiq (Società per gli investimenti immobiliari quotate) nel corso di un convegno organizzato giorni fa dalla società Paradigma. Tema «cool» del real estate, le Siiq terranno banco per parecchio tempo ancora, visto che sui commi 119-141 dell'Art.1 della Finanziaria dovrà entro fine aprile fare chiarezza il decreto di attuazione del ministero dell'Economia: correggendo anche le distorsioni infelici che punteggiano quasi l'intero testo, dai «requisiti» per l'opzione alla governance, sino alle sanzioni (e/o all'assenza delle stesse).
Tutti si augurano che il ministero vorrà emanare il decreto tenendo in doverosa considerazione le osservazioni e i suggerimenti che illustri giuristi e tributaristi, nonché gli esperti della Community immobiliare, stanno fornendo ai tecnici ministeriali, anche nel corso di pubblici dibattiti.
Se così sarà, il gattino nato cieco per la fretta (e non vi è dubbio che la normativa sulle Siiq è stata redatta molto velocemente) potrebbe diventare un gattone dalla vista acuta, in grado di conquistarsi un posto al sole non solamente tra gli addetti ai lavori, ma anche tra il pubblico retail.
Le Siiq (a differenza dei Fondi immobiliari) hanno personalità giuridica e non hanno scadenza. Sono quindi un player di lungo periodo, caratteristica che consente di attirare capitali interessati a rendimenti stabili in un orizzonte temporale esteso, con logiche di minimizzazione del rischio.
Nelle Siiq si è voluto evidenziare il valore sociale della locazione (attività alla quale deve essere destinato almeno l'80% dell'attivo patrimoniale) ed esse distribuiranno in ciascun esercizio almeno l'85% degli utili derivanti da tale attività (tassati con aliquota 20%): questa peculiarità dovrebbe renderle appetibili per gli investitori.
Una volta corrette, si spera, le sopraccitate divaricazioni tra «ratio legis» e risultato, si vedrà in quanti davvero opteranno per la «società speciale» (secondo le stime del governo e degli esperti il nuovo strumento finanziario dovrebbe interessare circa 15 miliardi di euro, poco più del 3 per mille del valore dell'intero patrimonio immobiliare italiano). E si capirà se anche il risparmiatore italiano vorrà partecipare al party: l'esempio è sempre quello della Francia dove, dal 2003 - anno in cui furono istituite - le Siiq sono passate da nove a quaranta, e la market capitalisation da 12 a 58 milioni di euro.