Il decreto sui giochi non piace

A lla Commissione Europea il sistema telematico italiano non piace per niente. Nella lettera inviata qualche giorno fa al nostro Governo i rilievi sono tanti, duri, perfino eccessivi: ne dovrà comunque tenere conto il nuovo ministero dell'Economia, chiamato a redigere il testo del decreto in maniera definitiva. Ma c’è da chiedersi se tutte le osservazioni verranno accolte dal legislatore. In dettaglio la Commissione ha formulato in particolare osservazioni ampie e articolate su tre aspetti: 1) numero limitato delle licenze, 2) complessità del sistema informatico; 3) onerosità delle licenze. In merito al primo punto la Commissione non solo ritiene che il numero chiuso non risponda ai principi comunitari sul libero mercato, ma chiede anche che i competitor esteri siano sottoposti ai controlli in essere nei Paesi d'origine secondo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia. Ancora più pesanti le osservazioni sul sistema informatico con particolare riguardo al collegamento con Sogei. Per l'organismo comunitario si tratta di una misura eccessivamente costosa, e infatti i commissari hanno invitato le autorità italiane a «prevedere il ricorso a sistemi alternativi meno onerosi, che potrebbero comunque consentire un controllo efficace e adeguato da parte dei Monopoli di Stato». Il rilievo è per certi versi paradossale visto che altri Paesi hanno studiato a fondo proprio il nostro modello ritenendolo fra i migliori del mondo per le garanzie che offre a bookmakers e scommettitori. Del genere: basta mettersi d’accordo. Che poi Sogei costi troppo e si muova a rilento, è un altro discorso, riparliamone. Nell'occhio del ciclone anche il costo delle licenze online, pari a 300mila euro, ritenuto troppo elevato: di qui la richiesta fatta all'amministrazione italiana di fornire valutazioni precise tra importo richiesto e spese sopportate. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla black-list. La Commissione si è rivolta al Governo italiano per sapere se verranno depennati da questo elenco gli operatori stranieri che otterranno la licenza. La risposta è semplice: basta che lavorino sugli indirizzi internet con suffisso «.it», non «.com» o «.eu».
Nei giorni scorsi ha destato interesse, sorpresa e preoccupazione l'intervento di Antonio Catricalà, Garante della Concorrenza e del Mercato, il quale ha chiesto di valutare la legittimità del sistema di vendita al dettaglio dei tabacchi operante in Italia. Nel documento auspica in particolare che «siano abolite le distanze minime e le valutazioni di produttività degli esercizi». La questione non si limita alla distribuzione e vendita dei tabacchi, ma coinvolge le attività correlate. A cominciare dalla raccolta dei giochi che si basa, fra l'altro, sulla territorialità di negozi e corner e sulla distanza minima fra i punti.