«Dedicato a quel professore che mi diede del buono a nulla»

Lo statunitense compie la storica impresa vincendo anche la staffetta 4x100 mista : «Non sono il secondo Spitz, ma il primo Phelps»

nostro inviato a Pechino
Stressante tener dietro a Michael Phelps. Sono stati otto giorni ad alta emotività. Tutti a chiedersi: e adesso cosa ti combina? E lui straordinariamente capace di sorprendere, esaltare, straripare fin a far venire la pelle d’oca. Phelps ha salutato la sua Olimpiade guardando gli occhi pieni di pianto di sua madre e delle sue sorelle, lasciando una gran nostalgia di quel maramaldo scavar acqua fra sé e gli avversari. «Il primo uomo a sbarcare su Marte. Come io fui il primo ad andare sulla Luna». Definizione di Mark Spitz, che ieri ha accantonato la sua solitaria leggenda dei sette ori. Michelone è andato oltre: con la staffetta dei 100 misti ha conquistato l’ottavo memorabilia, salutato dalla telefonata del presidente Bush: «Puoi vincere qualsiasi cosa». Ha nuotato una frazione a farfalla con la violenza e la determinazione del pugile che vuol stendere l’avversario. Ha consegnato a Jason Lezak il vantaggio di sicurezza per evitare i cattivi pensieri di Eamon Sullivan, l’australiano eternamente piazzato. Oro con record del mondo (3’29”34), un’altra abitudine tradita soltanto nei 100 farfalla, la gara dove ha rischiato di più. Al tirar delle somme e dei conti (quel famoso milione di dollari), Lezak si è meritato la mancia di riconoscenza, avendo salvato un oro (l’ultima frazione della 4x100 in cui ha ingoiato il francese Bernard negli ultimi metri) e avendo tenuto duro anche nell’ultima frazione di ieri.
«Questa è la più grande squadra della storia del nuoto americano. Ed esser stato con loro sarà per me uno dei ricordi più belli di questa Olimpiade». Comincia così la lunga confessione che Phelps ha reso al mondo. «Non sono il secondo Spitz. Sono il primo Phelps». È un Phelps tanto diverso da quel ragazzone un po’ sgangherato che si presentò ai mondiali di Barcellona cinque anni fa. Allora era un mammone senza limiti alle stramberie, figlio di quell’iperattivismo infantile che poi era una malattia rubricata con la sigla: Adhd (attention deficit hyperacttivity disorder). Oggi è un mammone di successo senza limiti alla fama. Quanta acqua è passata. «Ed ora io e mamma ogni tanto ci guardiamo negli occhi e sorridiamo ricordando quel professore di inglese che mi guardò e disse che non avrei combinato nulla nella vita». Il resto è storia di oggi che Michelone va a selezionare fatto per fatto.
Io e il numero otto
«Mi ha portato fortuna, tutto si è svolto come l’abbiamo sognato. Era già scritto».
Io e il record
«Abbiamo lavorato giorno dopo giorno per costruirlo, ci abbiamo messo quattro anni. In fondo è stato un divertimento».
Io e Pechino
«Ricorderò sempre tutto. Le medaglie resteranno con me. Ricorderò ogni immagine, ogni momento, ogni paio di occhialini, i berretti. Tutto resterà nella mia testa: i più grandi ricordi della mia carriera».
Io e i 100 farfalla
«È stato detto di tutto, ma ho rivisto il filmato e il ralenty e ho toccato prima di Cavic. È stata la gara più faticosa».
Io e i 200 farfalla
«Ho nuotato alla cieca per aver perso gli occhialini. Contavo le bracciate per non sbagliare virata. Il miglioramento è stato minimo. Avrei voluto modificare qualche dettaglio».
Io e il futuro
«Mia mamma ha detto che vuole andare a Roma per vedere la città eterna. Sarà accontentata. Dunque dovrò di nuovo lavorar duro per presentarmi in forma ai mondiali in Italia».
Io e il doping
«Ho subito 40 controlli negli ultimi due mesi. Sono tranquillo».
Io e la velocità
«Il mio tecnico vorrebbe che provassi le gare veloci. Per me non succederà. Preferisco qualche gara nuova, qualcosa che non ho provato o fatto qui. Tentare nuovi metodi d’allenamento. Ripartire da zero. Credo che nei prossimi 4 anni ci divertiremo ancora».
Io e Phelps
«Mi chiedono spesso cosa pensi di me stesso. Una domanda a cui non ho risposta. Ringrazio la natura di avermi dato il talento e le qualità che non baratterei con altro. Fare sport mi dà gioia ed eccitazione».
Io e il nuoto
«Noi attiriamo l’attenzione solo ogni quattro anni, anche se qualcosa è cambiato. C’è più attesa, come quando si lancia il razzo nello spazio. Ed io sono onorato di dare una mano alle prossime generazioni. Il nuoto mi ha cambiato la vita. Spero capiti anche a quelli dopo di me».
Io e un’altra vita
«Forse avrei praticato un altro sport, forse sarei stato un impiegato d’ufficio. Chissà!».