DEEJAY, UN CARESSA IN UN PUGNO

Solitamente, quando un programma ha successo e ripete la stessa formula per anni e anni, a inizio stagione si scrivono articoli per chiedere di aggiornarsi, di cambiare la formula, di ribaltare le trasmissioni come un calzino, di correggersi in corsa.
Ecco, per Deejay chiama Italia - che sta per affrontare l’ennesima stagione radiofonica - vale il discorso diametralmente opposto. Questo articolo serve a chiedere a Linus e Nicola Savino di non cambiare niente, di restare sempre uguali a se stessi, di non muoversi troppo, di continuare con i cambiamenti impercettibili del loro programma. Anche perché i cambiamenti non aggiungono assolutamente nulla a Deejay chiama Italia, l’appuntamento quotidiano di Radio Deejay, come ha dimostrato la decisione dello scorso anno di mandare la trasmissione in diretta anche su All Music, con le riprese televisive delle mattine alla radio.
Perché la forza di Deejay chiama Italia è quella di essere radio allo stato puro. Altro che televisione. E le modifiche ammesse sono solo quelle che si innestano sulle trovate «storiche» della trasmissione. Le sigle, ad esempio, che nel giro di pochi giorni diventano tormentoni. Oppure, i giochi musicali che rivoluzionano le playlist e le radio sempre uguali a se stesse: molti dei fenomeni musicali degli ultimi anni, prima di essere tali, sono state sorprese lanciate proprio dalle frequenze di Deejay. Anche gli artisti lo sanno e si prestano a giocare con Linus e Nicola; uno su tutti: Tiziano Ferro ha dato il meglio di sé proprio qui, in casa Deejay.
Quindi, la scoperta di nuovi talenti fuori dalle playlist che poi entrano di diritto nelle playlist è il grado zero dei successi di Deejay, mentre il passaggio successivo sono gli artisti che deejayzzano le proprie canzoni regalando versioni personalizzate a Linus e Nicola. Ma la rivoluzione definitiva è la costruzione di successi esclusivi, targati Deejay. E basta. Ad esempio, l’ormai insopportabile Una squadra fortissimi di Checco Zalone, nata e cresciuta sulle frequenze della radio di cui Linus è direttore artistico. O, soprattutto, la più bella versione del «po-po-po-po» mondiale: quella dei White Stripes mixata con il racconto dei gol dei Campioni del mondo fatta da Fabio Caressa. Un Caressa in un pugno. Straordinario.
Ecco, tutto questo non va assolutamente toccato. Tutto questo deve tornare anche nella versione 2006-2007 di Deejay chiama Italia. E, se proprio deve cambiare qualcosa, che si parli un po’ meno di maratona. Anche perché Linus, dopo aver corso la mezza maratona del 3 settembre a Bologna in un’ora, 39 minuti e 44 secondi, per un po’ è meglio che stia zitto. Al massimo, a prendere fiato.