DEEP PURPLE

Incursioni nella musica sinfonica, folk e blues fusi in un melange unico

Ritchie Blackmore se n’è andato e ha mollato la sua sulfurea chitarra per le atmosfere rinascimentali insieme alla moglie Candice Night (i loro dischi vanno forte nelle classifiche di mezza Europa); Jon Lord dopo le pulsioni classicheggianti è tornato alle radici blues. Nonostante la lunga assenza prolungata dei due eroi della prima ora, i Deep Purple non mollano e continuano a viaggiare sulle strade dell’hard rock. I punti fermi sono il cantante Ian Gillan (la voce non ha più gli stridenti acuti di Child In Time ma comunque sembra aver fatto un patto col Diavolo), il bassista Roger Glover e Ian Paice dietro ai tamburi più Steve Morse (il chitarrista, unico americano della band, che sostituisce Blackmore dal ’94, ha un curriculum lungo così e ha suonato anche coi Kansas), il tastierista Don Airey (ex Black Sabbath ed erede dell’alchimista Jon Lord).
Il rock ha una veneranda età ormai ma invecchia bene se i suoi messaggeri sono i Deep Purple (o i rinati Led Zeppelin, o gli Jethro Tull nonostante i problemi di voce di Ian Anderson) che stasera e domani suonano al Teatro Smeraldo prima di tornare a Montreux, dove si esibiranno per festeggiare il luogo in cui, 38 anni fa, scrissero il loro superclassico Smoke On the Water il cui riff è il più famoso ed imitato nella storia del rock. Qualcuno lo considera paleorock.
Non certo i fan che prendono d’assalto i «luoghi sacri» dove tengono concerto, o a quelli che in quarant’anni hanno acquistato 100 milioni di dischi restando fedeli alla linea, da dischi storici come In Rock o Live In Japan ai recenti Rapture of the Deep o al cofanetto On tour che raccoglie gli straordinari concerti di Birmingham e di Stoccarda del 1993. Ragazzacci la cui bandiera è la coerenza stilistica, leggi il rock ribollente e iperenergetico, innervato di blues, che i Deep Purple si divertono periodicamente a riportare dalle strade della storia a quelle della cronaca. «Saremo anche dei vecchietti - se la gode Roger Glover - ma l’hard rock è invecchiato con noi, e noi sappiamo come tenerne vivo il potenziale emotivo».
Lo testimonia una sfilza di brani come Child In Time, Perfect Stranger, Highway Star, Speed King, Space Truckin’, Hush, Black Night (ma l’elenco è interminabile) che attraversa il rock vivendo come color che son sospesi tra il mito e il presente.
Insomma, nonostante le numerose reincarnazioni (dovremmo essere all’ottava con passaggi intermedi di fuoriclasse della chitarra come Ronnie James Dio e Joe Satriani) hanno un «fisico bestiale» e soprattutto sono ancora un marchio scritto col fuoco nel rock and roll, fatto di invenzioni, virtuosismi, barocchismi, incursioni nella musica sinfonica (album come Gemini Suite e i tanti concerti dal vivo con varie orchestre), folk, ritmi tracotanti che si sposano a melodie ariose, il tutto condito con l’anima sporca del blues.
Avranno anche l’aspetto di vecchi hippie in disarmo, con rughe, capelli bianchi e qualche bandana di troppo, ma parlano il linguaggio del rock con la carica emotiva di ragazzini unita al mestiere e al virtuosismo dei musicisti di lungo corso, senza curarsi della nostalgia.
Deep Purple
Teatro Smeraldo
stasera e domani, ore 21.30