«Deficit e protezionismo, mix pericoloso»

Sui sussidi agricoli ancora distanti le posizioni tra Europa e Stati Uniti

nostro inviato a Londra
Alan Greenspan si accomiata dal G7, che ha frequentato da protagonista per quasi vent’anni, con un avvertimento alle grandi potenze economiche del vecchio mondo: se la pericolosa deriva sui deficit statali, in Usa e altrove, non verrà arrestata, ma anzi si aggraverà a causa del protezionismo commerciale, il riequilibrio potrebbe essere doloroso per l’economia.
Il presidente uscente della Riserva federale non è uomo di allarmi, ma di analisi. Stavolta l’analisi è di sostegno all’allarme, pur espresso con parole prudenti. «Se la preoccupante tendenza verso il protezionismo sarà contrastata, e i mercati rimarranno sufficientemente flessibili - spiega Greenspan - si determinerà un aumento del risparmio negli Stati Uniti, riducendo la necessità di finanziamento dall’estero. Se invece la pericolosa tendenza all’instabilità fiscale non si fermerà, e anzi peggiorerà con un arresto della globalizzazione, l’aggiustamento potrebbe essere piuttosto doloroso per l’economia mondiale».
Il richiamo anti-protezionismo del Maestro è giunto subito prima di una riunione del G7, nella sede del Tesoro a Whitehall, che ha visto la questione commerciale fra i punti in cima all’agenda dei lavori. Riunione straordinaria, proprio per il saluto dei ministri finanziari e dei governatori a Greenspan, nell’occasione insignito della cittadinanza onoraria della City londinese. All’anziano banchiere centrale, il ministro britannico Gordon Brown ha donato una copia della valigetta in marocchino rosso dove il Cancelliere dello Scacchiere conserva gelosamente il budget prima di presentarlo al Parlamento di Westminster.
La cena di ministri e governatori di Usa, Canada, Giappone, Germania, Italia, Francia e Regno Unito - prima tappa di un meeting che si conclude oggi - è stata dedicata in particolare alle difficili prospettive del negoziato commerciale Wto, oltre che all’andamento dell’economia globale e alla questione delicata dei tassi d’interesse. Stati Uniti e Gran Bretagna insistono per sbloccare l’impasse sulla riduzione dei sussidi agricoli, ma si scontrano con le resistenze dei Paesi dell’Europa continentale. Peter Mandelson, rappresentante commerciale dell’Ue, appare scettico sulle possibilità di compromesso, mentre il direttore generale del Fmi Rodrigo Rato ricorda che la liberalizzazione dei commerci è «fondamentale per la crescita economica dei Paesi industriali, e vitale per quelli in via di sviluppo».
La presenza contemporanea al tavolo del G7 di Alan Greenspan e Jean-Claude Trichet rende ineludibile la discussione sui tassi d’interesse. Giovedì la Banca centrale europea ha aumentato i tassi. Nella prossima riunione del 13 dicembre, anche la Riserva federale americana - prevedono concordi gli economisti - deciderà il tredicesimo rialzo consecutivo del costo del danaro al 4,25%. La stessa Banca del Giappone pare aver deciso di abbandonare la politica del tasso zero che ha caratterizzato la sua azione. Per la prima volta da sei anni a questa parte, nota la JP Morgan Chase, nel 2006 i tassi aumenteranno nelle tre più importanti aree economiche del mondo. I tre ministri finanziari dell’area euro presenti qui a Londra - Giulio Tremonti, il francese Thierry Breton, e l’esordiente tedesco Peer Steinbruecker - hanno probabilmente qualcosa da lamentare sulla decisione di Trichet e del Consiglio della Bce.
La questione di fondo, che Greenspan solleva ma che ancora non si affaccia concretamente nelle discussioni di vertice, è che di fronte a un andamento positivo dell’economia globale si addensano all’orizzonte squilibri pericolosi. «La flessibilità ha reso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, e molti altri protagonisti dell’economia globale, più resistenti agli choc e più stabili», osserva il presidente uscente della Fed. Ma la questione del deficit di bilancio Usa resta in piedi nella sua pericolosità. E il mix fra bilanci in disordine e spinte protezionistiche potrebbe rappresentare il detonatore di una crisi.