Deficit, Fmi: "Italia lontana dagli obiettivi"

Nella
bozza del <em>World Economic Outlook</em>, i tecnici di washington puntano il dito contro Roma: &quot;Deficit ancora lontano dagli obiettivi di medio termine&quot;. Poi l'allarme: nel 2008 l’economia italiana non
crescerà

Washington - L’Italia - insieme a Francia, Grecia, Irlanda e Portogallo - è uno dei paesi di Eurolandia il cui deficit "è ancora lontano dagli obiettivi di medio termine". A puntare il dito è il Fondo Monetario Internazionale che nella bozza del World Economic Outlook, avverte che "alcuni di questi paesi rischiano di sforare nel breve periodo i limiti di deficit al 3% previsto dal trattato di Maastricht".

Italia lontana dagli obiettivi Le norme in materia di politica di bilancio, osserva più in generale il rapporto del Fmi, "devono diventare più credibili se si vuole che la stessa politica fiscale ritorni ad avere un ruolo controciclico". E rileva come le politiche economiche che favoriscono le decisioni di breve periodo "restano un tallone d’Achille". Il risultato è che molti paesi non fanno, nei periodi di congiuntura favorevole, aggiustamenti sufficienti a creare lo spazio di manovra necessario a dare stimolo all’economia nei momenti di rallentamento. Quanto in particolare ai paesi europei il Fondo sottolinea che a fronte dei ribassi di breve periodo di domanda e offerta da un lato e delle sfide di lungo periodo correlate all’invecchiamento della popolazione dall’altro, le politiche di bilancio "dovrebbero essere guidate da obiettivi di medio periodo". Questo significa che i paesi di Eurolandia che hanno già raggiunto gli obiettivi di medio termine di pareggio o surplus di bilancio potrebbero prendere in considerazione misure discrezionali di allentamento dei vincoli nel caso i rischi al ribasso della crescita si materializzassero. Tutti gli altri, invece, "dovrebbero continuare ad aggiustare i propri bilanci a un ritmo di almeno lo 0,5% del pil all’anno, ma potranno lasciar funzionare liberamente gli stabilizzatori automatici in risposta al rallentamento della congiuntura". 

Italia a crescita zero Nel 2008 l’economia italiana non crescerà. Nel 2009 invece, secondo l’ultima bozza del World Economic Outlook, il pil dell’Italia avanzerà dello 0,1%. Si tratta di un taglio alle stime di crescita del 2008 dello 0,3% e a quelle del 2009 dello 0,2% rispetto alle ultime previsioni ufficiali di aprile. L’Italia avrà inoltre, secondo il Fmi, un’inflazione al 3,8% quest’anno e al 2,8% il prossimo.

Rallenta la crescita Usa Rallentano le economie di Stati Uniti e Eurolandia. La crescita del pil degli Usa rallenterà quest’anno dal 2% del 2007 all’1,3% per poi frenare ulteriormente nel 2009 ad appena lo 0,7%. In Eurolandia, la crescita economica passerà invece dal 2,6% dello scorso anno all’1,4% nel 2008 e allo 0,9%. L’economia americana, spiegano gli economisti del Fondo, è quella che ha "maggiormente sofferto degli effetti diretti della crisi finanziaria originata nel suo mercato dei mutui subprime". Anche se "una politica aggressiva di allentamento dei tassi da parte della Federal Reserve, un tempestivo pacchetto di stimolo fiscale e una forte performance in termini di export sullo sfondo dell’indebolimento del dollaro hanno aiutato a contenere queste turbolenze". Quanto all’Europa, il Fondo osserva che la congiuntura ha registrato una consistente frenata, colpita dall’aumento dei prezzi del petrolio, dall’inasprirsi delle condizioni del credito, dal calo dei prezzi immobiliari in diversi paesi, dal rallentamento Usa e dal rafforzamento dell’euro. Il Fmi ritiene che l’inflazione scenderà sotto il 2% entro la fine del 2009. Perciò la Bce "potrà riuscire a tenere fermi i tassi". E se l’economia rallenterà, come previsto, "dovrebbe emergere la possibilità di abbassare i tassi se l’inflazione resta contenuta".

Rischi elevati per i mercati Il Fondo Monetario Internazionale prevede che "i mercati finanziari resteranno sotto una sostanziale pressione per tutto il 2008 e per gran parte del 2009". I rischi per i mercati finanziari "restano elevati" e nonostante il forte sostegno da parte delle autorità per evitare crolli sistemici, "un ulteriore peggioramento delle condizioni finanziarie resta un serio rischio". La previsione non è perciò delle più rosee: "Il processo di risanamento dei bilanci - avvertono gli economisti di Washington - sarà lungo e arduo, e la riduzione dell’indebitamento potrebbe durare fino alla fine del decennio". Il documento del Fmi spiega che le perdite legate al settore Usa dei mutui subprime sono ormai state ampiamente quantificate e il settore immobiliare americano dovrebbe stabilizzarsi nell’anno a venire, contribuendo al processo di soluzione dei problemi di liquidità e solvibilità delle istituzioni finanziarie. "Tuttavia - avverte il Fmi - i bilanci del settore finanziario resteranno sotto pressione vista la necessità di innalzare il capitale e le crescenti sofferenze causate dall’andamento dell’economia". Perciò, secondo il Fondo, "nelle economie avanzate la disponibilità di accesso al credito bancario dovrebbe rimanere rigida e gli spread sulle classi di rischio resteranno ampi". Le condizioni dei mercati finanziari, sostengono gli economisti di Washington, "inizieranno a normalizzarsi durante il 2009". Sullo sfondo di questo scenario, aggiunge il Fmi, "le economie emergenti e quelle in via di sviluppo continueranno ad affrontare più difficili condizioni di finanziamento esterno, e a restare sotto pressione saranno soprattutto i paesi che hanno i maggiori deficit di parte corrente o altre vulnerabilità". Le autorità mondiali, sottolinea ancora il Fondo Monetario, dovrebbero dare priorità alla stabilizzazione delle condizioni finanziarie, anche prevenendo crolli sistemici attraverso la provvista di liquidità e il tempestivo intervento quando necessario. E allo stesso tempo dovranno favorire la ricostituzione di bilanci finanziari sani incoraggiando la quantificazione delle perdite e la ricostituzione del capitale. In pratica, concludono gli esperti del Fondo, i ratios patrimoniali delle banche "dovranno essere considerevolmente più elevati di quanto si veniva considerato un livello adeguato prima della crisi". Il Fmi ammette tuttavia che l’obiettivo "è complicato dal continuo peggioramento della performance dei prestiti in un quadro di rallentamento dell’economia, di innalzamento del costo per trovare nuovo capitale, e dalla perdita delle attività legate alle cartolarizzazioni".