Deficit sanità, Regione allo sbando

«Inevitabili nuove tasse vista l’inutilità del piano di rientro»

Senatore Cesare Cursi, vicepresidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama, in queste ore sono in corso gli incontri tecnici tra Governo e Regione per accertare la congruità della manovra di rientro prospettata da Marrazzo per scongiurare il commissariamento della sanità. Che succederà?
«È un film di cui è facile prevedere la conclusione. Dall’insediamento della giunta Marrazzo a oggi abbiamo assistito al solito ritornello dei debiti lasciati dalla giunta di centrodestra, senza che fosse attuata una sola misura strutturale di contenimento dei costi. Si risolverà tutto con l’ennesimo rinvio ai danni dei cittadini».
Si spieghi meglio.
«La crisi della sanità dipende esclusivamente dall’incapacità dell’attuale esecutivo regionale di porre in essere misure che ridefiniscano in modo sostanziale l’organizzazione del sistema sanitario e dei costi correlati. Non lo dico io, ma la Kpmg, la società di revisione incaricata dal Ministero dell’Economia di verificare i conti della sanità laziale. Non si può tacere che nel 2005 furono cancellati da Marrazzo i programmi di alienazione in favore dell’Inail di alcuni ospedali, senza dimenticare la cessione a La Sapienza del S. Maria della Pietà, cancellando in un colpo solo 600 milioni di entrate. Allo stesso tempo venne abolito il ticket sulle ricette, con altri 50 milioni annui svaniti nel nulla. Per aggravante furono elevate le tariffe per le cliniche private e finalizzati a nuove spese tutti gli introiti derivanti dall’aumento del Ssn. Non mi sembrano misure di contenimento della spesa».
Sembrano manovre più che altro di carattere politico.
«Credo che la soluzione dell’attuale crisi dovrà necessariamente passare per la politica. Ma il punto è un altro. È in grado Marrazzo di suggerire scelte efficaci per risanare i conti? La risposta è nei fatti. Il governo Prodi chiede da due anni l’adozione di misure di contenimento dei costi. E, nonostante tutti i proclami, i tecnici del ministero dell’economia bocciano sempre inequivocabilmente le soluzioni proposte. Da parlamentare e da cittadino non posso esimermi dal porre due domande».
La prima?
«La legge prevede o no il commissariamento 15 giorni dopo la diffida? Bene, siamo a quasi un mese e non mi sembra che si sia provveduto. Sarebbe accaduto lo stesso con la Lombardia, il Veneto o la Sicilia»?
E la seconda domanda?
«Al di là del fatto se lo scostamento finale sarà di 380 milioni o la metà, un quarto o quant’altro, è possibile sapere che intende fare Marrazzo per risanare i conti? Come vuole risanare la sanità pubblica, che ruolo vuol dare ai policlinici universitari, ai privati, alle strutture religiose? Vuole reintrodurre il ticket, chiudere i reparti? Ecco, su tutti questi argomenti non c’è una sola proposta, e quelle suggerite al tavolo tecnico sono state tutte bocciate».
Vede a breve una soluzione o si rinvierà tutto di nuovo?
«Rimandare non serve a nessuno. Sento parlare di obiettivi generici, quali i nuovi tetti di spesa per le Asl, per gli accreditamenti, per il personale. Ma sappiamo tutti che in realtà i tetti non sono rispettati. Servono decisioni chiare, possibili e strutturali: questo è il compito della politica. Apprendo quasi con incredulità che i conti della sanità verranno in parte ripianati con “fondi propri del bilancio regionale” (come se esistessero davvero!) o con la valorizzazione del patrimonio, cosa impossibile perché la Regione non sa neppure se i locatari pagano il canone. La verità è che siamo di fronte all’ennesimo inciucio, che permetterà di tirare a campare a una giunta allo sbando, per poi aumentare di nuovo le tasse ai cittadini del Lazio alla prossima verifica dei conti».