Deficit sanitario: mancano all’appello oltre 963 milioni

Mancano una decina di giorni alla presentazione in commissione Sanità alla Pisana del nuovo piano sanitario regionale corredato dell’aggiornamento sul piano di rientro dal deficit. Un compito arduo per il commissario ad acta Piero Marrazzo, visto che le previsioni economiche superano anche i peggiori presagi. Altro che allarmismi: la Regione si deve preparare a compiere una manovra finanziaria che sfiora il miliardo di euro. Precisamente mancherebbero all’erario oltre 963 milioni per cui, a breve scadenza, l’esecutivo dovrà rimboccarsi le maniche e fare fronte alla necessità. Una cifra che, alla peggio, potrà essere recuperata in assestamento di bilancio a luglio anche se più alta dei disavanzi fin qui conteggiati con le stime ufficiali.
Lo scorso anno, a parità di valutazioni si conteggiava, nello stesso periodo, uno sforamento di circa 500 milioni di euro, due anni fa di circa 400. La stima sull’andamento dei conti del Lazio è ufficiale perché viene fuori da un’analisi scrupolosa del dipartimento delle Finanze sulle necessità economiche delle regioni italiane. E quella del Lazio è, per dirla senza troppi preamboli, disastrosa. Sembra infatti che non siano stati sufficienti i tagli dei 2mila e passa posti letto, la chiusura di due presidi su tre dei nosocomi previsti (all’appello dopo il Nuovo Regina Margherita e il san Giacomo mancherebbe il Forlanini) e lo smantellamento di alcuni reparti di medicina specialistica. Le risorse che Marrazzo ha detto così di aver risparmiato si sarebbero dimostrate fin da subito insufficienti. Anche l’aggravio di spesa che pesa sul collo dei cittadini per il ticket sugli esami diagnostici ha superato i 51 euro. È chiaro che a questo punto si può solo aprire la corsa al «toto-rimedi», che però vedono il capitolo pressione fiscale ormai quasi saturo per essere spremuto ancora. Anche se la preoccupazione in tal senso non tarda ad essere espressa. «Sembra prematuro avanzare un’ipotesi su come verranno trovati i fondi necessari anche se - sottolinea il senatore Stefano De Lillo (Fi-Pdl) membro della commissione Sanità di Palazzo Madama e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario regionale - da un’attenta analisi si vede già che il Lazio presenta una pressione fiscale altissima e in fatto di addizionale Irap produce un gettito di 600 milioni di euro. Ossia supera di ben 3 volte la pressione fiscale della seconda in classifica che è la Lombardia dove si pagano 200 milioni di euro. Senza contare che il numero di piccole e medie imprese presenti nel Lazio è più basso di quelle presenti in Lombardia. Con queste prospettive è difficile sperare che un giovane imprenditore possa scegliere di impiantare la propria azienda nella nostra regione perché in un periodo di forte crisi come quello che stiamo attraversando - prosegue - una tassazione così pesante frena produttività e crescita aziendale. Oltre al fatto che basta poco però per considerare la differenza enorme tra le offerte sanitarie dei due territori». Tante altre le differenze che saltano agli occhi quando si vanno a rapportare i tempi di attesa per accedere a prestazioni diagnostiche ma anche più semplicemente di medicina specialistica.