Il deficit scende al 2,3% ma per meno tasse Padoa aspetta giugno

«Non abbiamo dati certi per ridurre il prelievo». Oggi il via libera alla trimestrale di cassa

da Roma

Il consiglio dei ministri di oggi approverà la Relazione trimestrale di Cassa. Con il documento, il governo fissa il nuovo quadro macroeconomico e di finanza pubblica. La crescita del pil passa dall’1,3 (previsto dalla Relazione previsionale e programmatica) al 2%. Il deficit scende dal 2,8% (della finanziaria) al 2,3% del pil.
Con questi numeri il governo indica il buon andamento dell’economia quale massimo responsabile del miglioramento del disavanzo. E solo in minima parte l’andamento del gettito. A fronte di un taglio del deficit di mezzo punto (dal 2,8 al 2,3%), la dinamica del pil pesa positivamente per il 70%, 0,35 punti. La crescita, infatti, migliora di 7 decimi di punto (dall’1,3 al 2%). L’elasticità del deficit al pil è del 50%, da qui, il contributo al miglioramento del deficit per lo 0,35%.
Con questi dati, il governo ridimensiona l’effetto delle maggiori entrate sul deficit. Il vice ministro Visco aveva detto che era possibile attendersi anche quest’anno almeno 8 miliardi di maggiore gettito strutturale. Nella Trimestrale di cassa, però, il maggior gettito contribuisce solo per lo 0,15% alla riduzione del deficit: appena 2,2 miliardi.
Con la Trimestrale di cassa, comunque, il governo fa capire che grazie al buon andamento delle entrate (a gennaio, secondo dati Bankitalia, sono state di 28,3 miliardi di euro, contro i 26,2 dello stesso periodo dello scorso anno) potranno essere spesi, o restituiti sottoforma di minor prelievo fiscale, 3-4 miliardi.
Con un particolare. Per rendere disponibili queste risorse bisognerà aspettare il bilancio d’assestamento. Solo con quel documento (atteso per giugno) sarà possibile “smobilizzare” le maggiori entrate, contabilizzarle come extragettito nel bilancio dello Stato e renderle così disponibili per essere spese. In caso contrario, ogni maggiore entrata finirà a riduzione del deficit.
Per ridurre la pressione fiscale - osserva Tommaso Padoa-Schioppa - «bisogna avere risultati certi; e per il momento non li abbiamo». Arriveranno a maggio con le dichiarazioni dei redditi. In tempo per l’assestamento del bilancio. Quindi, ogni intervento di riduzione fiscale o di aumento delle pensioni minime (come chiedono fette della maggioranza) arriveranno non prima di luglio.
La scelta del governo è prodotta da due ragioni. Dall’impossibilità tecnica di varare un decreto di spesa (o di riduzione fiscale) prima che il bilancio dello Stato contabilizzi le maggiori entrate. E dalla mancata scelta politica su come utilizzare le maggiori risorse: a riduzione del prelievo fiscale, a miglioramento delle pensioni minime, a finanziare i nuovi ammortizzatori fiscali. Oppure a riduzione del deficit, come chiede Bruxelles.