«Deficit taroccato, è crisi nera» Per l’Unione era tutto uno sfascio

Dal premier a Tps, da Mastella a Pecoraro: quando la sinistra accusava il centrodestra

L’importante è parlare a ragione veduta. E magari avere le idee chiare. Provate a seguirci in questa passeggiata nel sinistro Paese delle Cassandre. Salite con noi sulla giostra delle citazioni storiche che, a partire dalla campagna elettorale e fino all’altro ieri, sono arrivate dall’Unione riguardo allo sfascio dei conti pubblici, e alle colpe del governo Berlusconi. Sarà un esperienza sorprendente.
Cominciamo col ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, durante l’audizione in Parlamento davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il 14 giugno del 2006: «...La situazione attuale dei conti pubblici è peggiore di quella del 1992. Ho detto varie volte che la situazione in cui ci troviamo ricorda quella dei primi anni Novanta e per alcuni aspetti è più grave rispetto a quella del 1992... È un’affermazione che ripeto e che confermo. Ci sono due indicatori che mi inducono a ribadire quest’affermazione. Il primo è l’avanzo primario, il secondo è il rapporto debito/pil: questi due indicatori, nel 1992, erano meno pessimi (sic!)...».
Ed ecco il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nella sua replica alla Camera a conclusione della discussione sulla fiducia al governo: «...I conti pubblici sono in fase di peggioramento e versano in una situazione forse più critica che nel ’96 (ma non era il ’92?, ndr). Rispetto al ’96 la situazione è ancora più critica perché allora avevamo l’avanzo primario che ora si è praticamente ridotto a zero. Inoltre nel ’96 avevamo la riserva, che era data dall’ingresso nell’Euro, il che ci avrebbe portato ad una forte riduzione del debito. Allo stato attuale, dunque, siamo sotto la lente d’ingrandimento dei mercati internazionali. Per affrontare questa sfida, il governo è pronto ad assumere decisioni forti e condivise... Per migliorare la stabilità dei conti conosciamo bene gli strumenti che servono. Ma quelli per la crescita li conosciamo meno bene...».
Poi, sempre tra la primavera e l’estate dell’anno che si è appena concluso si apre la raffica di accuse che potrebbero venir raggruppate nel capitolo «dati taroccati». Ad aprire le ostilità è il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, secondo cui «il rapporto deficit/pil non è al 3,8% ma al 4,5% e quindi Tremonti ha taroccato il deficit». L’esponente diessino non ha dubbi: «...Evidentemente sono state fatte delle pressioni politiche sulla Ragioneria dello Stato. Ad ogni modo la revisione al rialzo del deficit/pil e al ribasso del pil sono dati pessimi...».
È il primo aprile, quando, contestualmente all’uscita della trimestrale di cassa, le dotte citazioni a sinistra si sprecano. Il segretario Udeur Clemente Mastella osserva che «...il Paese ormai è in caduta libera e serve un cambio di pilota per evitare lo schianto...», il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, sottolinea come i dati forniti dal Fondo monetario internazionale siano «...ben diversi da quelli tranquillizzanti che il governo Berlusconi ha continuato a dare...». «È un disastro - dice Diliberto - e Tremonti è un bugiardo di tre cotte...». «I dati confermano che il governo Berlusconi è una banda del buco che ha affossato l’economia italiana...», dice Alfonso Pecoraro Scanio.
Non si lascia fuggire l’occasione per intervenire, è il 25 maggio del 2006, anche il segretario dei Ds, Piero Fassino: «Credo che le agenzie di rating dicano quello che risulta evidente e cioè che i conti pubblici sono in sofferenza e che la situazione è più grave di quello che avevano sempre detto Tremonti e Berlusconi. In ogni caso noi siamo impegnati, come ha detto il ministro Padoa-Schioppa, a mettere in campo subito delle misure che consentano di non prendere il cartellino rosso e non essere retrocessi, e invece avviare un risanamento...».
E, tra uno sconcerto e un disappunto si arriva al 15 dicembre, quando ancora il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, intervenendo in aula al Senato, dove si votava la fiducia chiesta dal governo al maxiemendamento che riscrive totalmente la manovra per il prossimo anno, ribadiva che «...il dissesto nei conti pubblici e la necessità di rilanciare gli investimenti non ha consentito al governo di varare una manovra meno pesante, soprattutto in presenza di un debito pubblico esorbitante, immenso con pochi paralleli al mondo». Idee chiare, dicevamo.