Uno dei kamikaze fu arrestato per Taba

Yussef Badran, egiziano, era stato coinvolto nell’inchiesta per la strage del 2004, ma fu rilasciato. La polizia cerca anche il fratello

Marta Ottaviani

Niente Pakistan, i terroristi della strage di Sharm El Sheikh potrebbero essere egiziani e già implicati nella strage di Taba. Non bastavano tre rivendicazioni dell’attentato in tre giorni. Non bastava che la pista pachistana, data fino a ieri mattina come la più perseguibile dalle autorità egiziane, sia ufficialmente (e velocemente) caduta. Non bastava il fatto che la polizia abbia riconosciuto in un kamikaze un cittadino egiziano e che il ministero dell’Interno non lo abbia ancora confermato. Le indagini sulla tragedia di Sharm El Sheikh si stanno trasformando in una serie di affermazioni e di smentite. Con un’ultima, inquietante rivelazione: le autorità de Il Cairo avevano ricevuto informazioni in merito a un imminente attentato pochi giorni prima della strage.
La giornata di ieri si apre con una delusione. Mentre un terzo gruppo islamista, i «Mujahiddin d’Egitto», rivendica la strage, la polizia è costretta a fare marcia indietro. In un comunicato dell’ambasciata egiziana a Islamabad si legge che: «Nessun cittadino pachistano è coinvolto negli attacchi terroristi sferrati a Sharm El Sheikh nella notte di sabato scorso». A confermarlo ci si mette anche il ministero degli Esteri egiziano. Due giorni fa, l’emittente satellitare Al Jazeera, aveva rivelato che erano in corso ricerche e l'inseguimento di pachistani, che si erano introdotti in Egitto, con passaporti falsi giordani e sospettate di essere coinvolte negli attentati di Sharm. La notizia sarebbe falsa.
Ma questa non è l’unica sorpresa di ieri. Il quotidiano egiziano Al Ahram ha anche smentito le voci circa alcuni scontri fra le tribù di beduini e forze di polizia nel territori del Sinai meridionali vicini a Sharm El Sheikh. Niente di tutto questo. Una fonte della sicurezza avrebbe dichiarato al giornale che quello riferito dai mezzi di informazione circa l’esistenza di un cordone di sicurezza attorno ai villaggi di Al Ruweisat e Al Kourum sarebbe falso. Falsa sarebbe anche la notizia degli scontri a fuoco tra forze dell’ordine e beduini.
Ieri pomeriggio arriva la svolta. Dalla polizia egiziana trapela la notizia che è stata riconosciuta l’identità di uno dei kamikaze, scoperta tramite il test del dna: si chiama Yussef Badran. Ed è egiziano, residente nella penisola del Sinai e considerato legato a gruppi di estremisti islamici. Non solo. Yussef Badran era stato arrestato e poi rilasciato in relazione agli attentati di Taba dell'ottobre scorso. La polizia sta cercando anche suo fratello, Moussa Badran. Il ministero dell’Interno nega l’identificazione, nonostante la conferma da parte delle fonti di polizia.
Ma la notizia più sconvolgente deve ancora arrivare. Fonti della sicurezza de Il Cairo rendono noto che la polizia era stata informata dell’imminenza di un attentato, proprio pochi giorni prima la strage di Sharm El Sheikh. Non è riuscita a evitarlo perché le forze dell’ordine avevavo ritenuto che i luoghi più a rischio fossero le case da gioco frequentate dai turisti. Un errore di valutazione che finora è costato la vita a 64 persone.