Via dei Reti, se il centro sociale è «privato»

Eccedi, sottrai, crea. Acronimo azzeccato - soprattutto per il secondo verbo - quello di «Esc», centro sociale e laboratorio universitario-politico-culturale di via dei Reti, a San Lorenzo. Okkupato a novembre del 2004 «per difendere i diritti degli studenti e dei precari, garantendo un centro dove, a due passi dalla Sapienza, gli studenti possano studiare anche la sera, incontrarsi e avere un internet point», per dirla con gli «studenti e precari» che insieme ad Action presero possesso del locale per adibirlo a scopi più nobili. Un capannone di 400 metri quadri che i nuovi inquilini pensavano di aver sottratto all'abbandono soffiandolo al Campidoglio. Ma quel luogo non «apparteneva» alla maison Veltroni, bensì a Pietro Tuccini. Un impiegato della Tesoreria comunale che nel 2001 aveva acquistato l'immobile, all'epoca occupato da un fabbro. «Moroso da trent’anni», ricorda ora Tuccini. «Ci ho messo anni a liberarlo e quando finalmente era fatta e dovevo affittarlo, i ragazzi di Action hanno forzato il portone, cambiato la serratura e occupato il locale».
Una brutta sorpresa per Tuccini, quasi quanto scoprire che di far intervenire la forza pubblica per rientrare in possesso del suo immobile non se ne parlava nemmeno. A quel punto la strada da seguire era politica. «Sono andato subito da Maria Pia Garavaglia - racconta il dipendente della tesoreria comunale - sperando che potesse aiutarmi a trovare una soluzione. La vicesindaco, gentilissima, mi ha messo in contatto con il vicecapo di gabinetto del sindaco, Luca Odevaine, che a sua volta mi ha indicato come interlocutrice la sua collaboratrice Marina Troscia». La tortuosa via diplomatico-capitolina è intrapresa, ma i risultati tardano ad arrivare. «La dottoressa Troscia - racconta ancora l’okkupato - era sbrigativa al telefono, dicendomi che avevano ben altri problemi da risolvere. Poi qualcuno mi ha detto che anche suo figlio era tra gli occupanti». Insomma, l’approccio dell’ufficio del vicecapo di gabinetto è «ostile» secondo il defraudato proprietario, che cambia obiettivo e si rivolge all’assessore comunale al Patrimonio, Claudio Minelli, che incarica il proprio collaboratore Danilo Nuccetelli di seguire la questione. Tuccini propone il trasloco degli okkupanti nel magazzino accanto al suo, di proprietà comunale, ma l’idea resta tale. La soluzione sembra vicina il 4 luglio del 2005, quando in Campidoglio il legittimo proprietario del locale di via dei Reti viene ricevuto da Minelli, Troscia e Nuccetelli. In quell’occasione «l’assessore si scusò per l’increscioso comportamento del Campidoglio nei miei confronti - ricorda oggi il dipendente della Tesoreria - per poi propormi una permuta: il comune avrebbe riacquistato il mio locale, concedendone l’uso agli okkupanti e assegnandomi il magazzino adiacente, che ospitava i carri funebri Ama. Con la piccola, seccante postilla che avrei dovuto pagare una differenza, considerata la metratura maggiore del nuovo locale».
Una soluzione un po’ rimediata, ma comunque meglio dello status quo per Tuccini, che per non restare a mani vuote accetta. E, dopo sette mesi, riceve una lettera firmata Minelli: «Si conferma che è interesse di questa amministrazione comunale acquisire l’immobile di via dei Reti 15 per destinarlo a funzioni di carattere universitario legato ai giovani studenti». Nella missiva, un accenno ai tempi per definire la delibera autorizzativa: «Circa 60 giorni». Ma ne passano 240, e Tuccini non ha più notizie. «L’unica comunicazione, sempre puntuale, è quella per pagare l’Ici: 4.732 euro l’anno. Che si sommano ai 34mila euro che sborso per il mutuo. E tutto mentre chi ha occupato abusivamente la mia proprietà non solo non paga, ma viene pagato».
Già. Per esempio per il festival «Enzimi», promosso proprio da Comune di Roma, Provincia e III Municipio, e sponsorizzato tra gli altri da Capitalia e dalle Fs, il locale okkupato dai «Disobbedienti» di Esc è stata una delle location. Ha ospitato quattro eventi della rassegna, conclusa il 24 settembre quando il capannone di Tuccini ha organizzato un «Chill out & dub Afternoon party» a cura di «Nditina dub family», un gruppo di Dj e musicisti che, si legge nel programma, per le loro feste «scelgono luoghi particolari dove l’essere umano possa trovare gioia nella bellezza che lo circonda, e musica particolare che stimoli la fantasia e le relazioni interpersonali». Ma il povero Tuccini, che pure è proprietario di tutta la «bellezza» che circonda gli okkupanti, nemmeno l’hanno invitato.