DEJOHNETTE E TOLLIVER Jazz leggendario a confronto

Due importanti appuntamenti al Manzoni per l’Aperitivo. Domenica il maestro della batteria moderna

Aperitivo in Concerto, per esigenze di programmazione (degli artisti, non proprie) annuncia due importanti concerti in due giorni consecutivi. Il primo, domenica al Teatro Manzoni (ore 11) ospita il batterista Jack Dejohnette con il sassofonista John Surman e con Jerome Harris basso elettrico e voce, Marlui Miranda percussioni e voce, Ben Surman ingegnere del suono.
Nel secondo, lunedì alle 21 ancora al Teatro Manzoni, è di scena la big band del trombettista Charles Tolliver, una vigorosa formazione di 18 elementi che si avvale di personalità solistiche di primo piano come i sassofonisti Billy Harper e Howard Johnson e i trombonisti Jason Jackson e Stafford Hunter.
Il nuovo progetto di Dejohnette, intitolato Ripple Effect, si può ammirare nel recente cd Hybrids pubblicato da Sam Productions e distribuito in Italia da Egea. Molti cultori del jazz, soprattutto i più giovani, conoscono Dejohnette come collaboratore del trio di Keith Jarrett, ma in realtà questo illustre musicista è molto, molto di più. È batterista (ex di Miles Davis, fra l'altro), è pianista regolarmente diplomato nello strumento, è compositore eccellente ed è direttore d'orchestra. Qualcuno dice che potrebbe sostenere un festival interamente dedicato a lui, e ha ragione. Si pensi ai cd realizzati per Ecm con il suo ensemble «Special Edition», dove Dejohnette suona sia la batteria, sia il pianoforte, sovrapponendoli nella registrazione quando occorre e guidando il gruppo con rara fermezza. Un capolavoro è sicuramente la sua composizione Ahmad the Terribile, dedicata al pianista Ahmad Jamal (nel cd «Album Album», Ecm 1984) che mostra in filigrana tutti gli aspetti di Dejohnette, fra i quali si annovera anche la capacità di proposte sempre nuove, come appunto Ripple Effect.
Se Dejohnette è uno dei migliori esponenti del jazz americano, il sassofonista, clarinista e flautista inglese John Surman fa parte dell'empireo ristretto dei grandi del jazz europeo. Anche di lui si lodano le doti di strumentista eccelso (talvolta in veste di unico solista) e di compositore. I suoi 63 anni (è di due anni più giovane di Dejohnette) gli hanno consentito un percorso singolare dal jazz tradizionale al moderno e dal «free» più radicale all'attuale stile aperto, con accostamenti alle espressioni folcloriche della sua terra e alla musica accademica. Specialista del sax baritono, è probabilmente l'unico solista al mondo che sia riuscito ad affrancarsi dall'influenza di Gerry Mulligan e ad essere egli stesso riconoscibile per la tipologia della sonorità e del fraseggio. Quanto a Charles Tolliver, noto ai cultori della musica contemporanea come trombettista hard bop di stile rigoroso, nel quale l'ornamentazione è ridotta al minimo, è possibile che non abbia più suonato nel capoluogo lombardo da quando, nel 1972, fu applaudito trentenne dal pubblico del club Jazz Power di piazza Duomo, una sala splendida e raffinata che ebbe vita effimera per poco più di un anno. Egli stesso, sia pure con qualche incertezza, conferma la circostanza: è un ritorno straordinario. Scoprì in sé la vocazione del direttore d'orchestra poco tempo dopo il soggiorno milanese.
Jack Dejohnette & Ripple Effect
domenica ore 11 teatro Manzoni
Charles Tolliver
lunedì ore 21 teatro Manzoni
info: 800-914350