Delanoe smentito dal Quai d’Orsay

Che l’avesse sparata grossa, l’avevano capiro perfino i giovani del Pd ai quali si era rivolto, parlando del «saluto fascista» di Alemanno in Campidoglio. E ieri, puntuale, su Bertrand Delanoe si è abbattuta la «scomunica» del Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri d’Oltralpe. L’ambasciatore francese ha fatto pervenire al sindaco Gianni Alemanno il testo delle dichiarazioni con cui il ministero degli Esteri prende le distanze dalle dichiarazioni rilasciate giovedì mattina dal sindaco di Parigi. «Le dichiarazioni del sindaco di Parigi Bertrand Delanoe non impegnano in alcun modo la Francia», ha riferito il portavoce del Quai d’Orsay Frederic Desagneaux, che ha poi sottolineato «l’eccellenza delle relazioni franco-italiane».
La nota ufficiale della diplomazia francese è sembrata più un atto dovuto che una risposta alla levata di scudi da parte di tantissimi politici italiani, compresi i ministri degli Esteri Franco Frattini e degli Affari europei Andrea Ronchi i quali avevano sollecitato le «scuse immediate» del primo cittadino di Parigi che aveva messo in forse il gemellaggio tra le due capitali che dura dal lontano 1957. Perfino autorevoli esponenti del centrosinistra, a cominciare dallo stesso segretario Dario Franceschini avevano subito chiarito la verità dei fatti rispetto all’abbaglio di Delanoe.
E ieri, per giunta, è arrivato anche il contributo positivo di Walter Veltroni che, durante il suo mandato in Campidoglio, aveva intessuto rapporti strettissimi con il suo omologo parigino. «Ci tengo a dire - ha scritto Veltroni in una lettera inviata a Delanoe - anche alla luce di interpretazioni non corrette delle tue parole, che a fare quei saluti non fu il nuovo sindaco di Roma, così come credo sia importante ricordare che in questi mesi sono venute da quella parte - e mi riferisco a prese di posizione del presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini - di inequivocabile condanna del fascismo, di autentico rispetto e valorizzazione delle radici della nostra democrazia, che affondano nella Resistenza, nella guerra di Liberazione, nella Costituzione».
«Le relazioni tra Parigi e Roma sono troppo importanti - scrive ancora l’ex sindaco di Roma -. Le relazioni tra due grandi capitali europee come le nostre - come è avvenuto in passato - promuovono dialogo, cultura, comprensione tra popoli e paesi. Aiutano la cooperazione e combattono tentazioni di chiusure provinciali e protezionistiche. Per questo mi auguro che le tue preoccupazioni, nate per un atto di coerenza e amore verso i comuni valori di libertà e democrazia e i successivi chiarimenti intervenuti possano adesso lasciare il posto ad un clima di comprensione e di rinnovata collaborazione tra i cittadini di Parigi e Roma».
Soddisfazione è stata espressa da Alemanno: «Ho ricevuto un coro molto ampio di solidarietà, non solo dalla mia parte politica, dal presidente Fini e dai ministri Frattini e Ronchi, ma anche da Franceschini. Questo mi ha fatto piacere perchè significa che una cosa così di basso profilo ha trovato una risposta unanime nella cittadinanza di Roma e nella popolazione italiana».