Il Delfino che vuole far riemergere Savona dall’abisso

Eliana Biagini

Il candidato-sindaco alle elezioni comunali di Savona, intervistato oggi da «il Giornale» è Vincenzo Delfino (in precedenza avevano già pubblicato la posizione di Patrizia Turchi, esponente della sinistra che si presenta in contrapposizione ad entrambi i «poli»), titolare dell'omonima gioielleria savonese, che per la prima volta affronta un'esperienza politica, presentandosi per la Casa della Libertà, la coalizione di Silvio Berlusconi, che, nel capoluogo savonese, è appoggiata da Forza Italia, An, Lega Nord, Udc-Lista Biasotti, Movimento dei sindaci, Casa del Cittadino, Movimento Socialista e Fiamma tricolore.
Per quali motivi ha deciso di presentare la sua candidatura come sindaco al Comune di Savona?
«Mi sono presentato prima di tutto perchè tutta la Casa della Libertà s'è pronunciata a favore della mia candidatura e poi per rappresentare un'alternativa ad un governo di sinistra, che ha bistrattato la città».
Quali sono le critiche più profonde che esprime all'amministrazione uscente?
«Il suo governo non ha realizzato alcun progetto per la città, ma ha solo costruito abitazioni per ricchi e nemmeno una casa popolare. Ciò mi ha indignato al tal punto che, nel mio programma, ho scritto che, se viene concessa una licenza per progetti come Crescent, Bofill, contemporaneamente se ne deve assegnare un'altra per una casa popolare, anche se in un'altra zona della città. Non sono state curate le esigenze spicciole dei cittadini, non si è pensato al benessere della collettività, che non ha bisogno di progetti megagalattici irrealizzabili. L'amministrazione comunale è riuscita solo a creare un debito di 900.000.000 di euro, pari a quello di Catania, la città peggio gestita d'Italia. Negli ultimi cinque anni sono state abbandonate le periferie e le Circoscrizioni sono gestite in modo clientelare. La pulizia, che alcune giunte social-comuniste avevano salvaguardato in passato, oggi non esiste più a Savona».
Quali contraddizioni sono emerse nella gestione amministrativa del centro-sinistra da quando governa Savona, cioè da 45 anni?
«Basta pensare, senza voltarsi troppo indietro, che dieci anni fa sono iniziati i lavori per il parcheggio del Sacro Cuore, che non sono mai stati finiti e finora sono già costati 4 miliardi e mezzo. Tutta la sinistra, anche quella che si presenta a queste elezioni divisa in tre tronconi, durante le riunioni, discute per ore senza mai dire qualcosa, si azzuffa ed ogni gruppo accusa l'altro per un motivo o per l'altro. Affermano che Savona debba diventare simile a Nizza o altro, ma in concreto non avanzano alcuna proposta».
Quali sono i punti più importanti del suo programma per cambiare questa città?
«Pulizia, ordine, vigilanza, sicurezza per i cittadini, parcheggi e progetti concreti a favore della viabilità, lavoro per i giovani. Con il mio linguaggio non politico, con il quale forse non è molto facile farsi comprendere, avanzo poche proposte, incisive, concrete ed attuabili, continuando assicurando che non proporrò mai quello che non potrò realizzare».
È possibile, secondo lei, stavolta, strappare la vittoria al centro-sinistra?
«Il vantaggio del centro-sinistra è di 4/5.000 voti, se però, i cittadini, anziché votare in base al colore politico, esprimessero il consenso valutando le capacità amministrative e personali degli amministratori, allora sarebbe possibile vincere le elezioni. Sono disposto, se divento sindaco, a sottoscrivere accordi programmatici con le forze dell'estrema sinistra sulla base delle necessità dei cittadini, tralasciando divisioni politiche».