Delfino confessò via sms. Ma il suo telefono non era più intercettato

A un anno dal primo omicidio l’avvertimento a Maria Antonietta: "Ricordati che giorno è"

da Genova

Non c’era una prova, contro Luca Delfino. Ma forse c’era la sua confessione. O almeno qualcosa che ci assomigliava molto. Solo che gli inquirenti non l’hanno raccolta, perché da un mese avevano smesso di tenere sotto controllo il sospettato numero uno per il delitto dei vicoli di Genova.
«Ricordati che giorno è oggi». Lo aveva scritto con un sms Luca Delfino a Maria Antonietta Multari, la sua ex fidanzata che l’aveva ormai allontanato. Lo aveva scritto il 28 aprile 2007. E il 28 aprile 2006, cioè l’«oggi» di un anno prima, era il giorno in cui era stata uccisa a Genova Luciana Biggi, la precedente ex fidanzata di Delfino. Detto con la procura, magari non sarebbe stata neppure quella una prova sufficiente a mettere in carcere l’indagato. Ma certo lui avrebbe dovuto dare qualche spiegazione. O magari si sarebbe potuta rafforzare la sorveglianza al suo nuovo «amore».
Solo che ormai il delitto di Genova era quasi un caso chiuso. Tutti i «gravi e concordanti indizi» raccolti dalla polizia contro Delfino non erano bastati. E la squadra mobile aveva solo per un po’ avuto la possibilità di tenere d’occhio quello che per gli investigatori della squadra omicidi restava comunque il colpevole. Gli avevano messo il telefono sotto controllo, ma non potevano farlo ancora a lungo, senza novità. E soprattutto senza un’autorizzazione del magistrato. Così dopo i primi tre mesi del 2007 avevano riagganciato la cornetta. Quel messaggino è sfuggito per pochi giorni. Sarebbe bastato continuare a indagare su Delfino e quella che aveva tutta l’aria di essere una confessione, sarebbe finita nel fascicolo utile a convincere il pm.
Quell’sms invece ora lo può ricordare bene solo la mamma di Maria Antonietta Multari. «Ero stata io a rivelare a mia figlia di cosa era accusato quel ragazzo - spiega la donna -. Lui non le aveva detto nulla, ma non ci piaceva e abbiamo fatto ricerche su internet, scoprendo di cosa era accusato». Luca Delfino non aveva dunque raccontato del suo passato recentissimo, tantomeno di un’altra aggressione a una ex fidanzata prima ancora del rapporto con Luciana Biggi. Ma quando ormai era diventata nota alla ragazza quell’ombra che lo accompagnava, quel ruolo di unico indagato per il delitto dei vicoli mai archiviato formalmente, Delfino non ha esitato a usare anche le accuse nei suoi confronti per spaventarla. Per minacciarla: «Ricordati che giorno è oggi».
Un sms che ora dovrebbe finire nel fascicolo d’accusa per l’omicidio di Maria Antonietta. L’inchiesta è partita: domani il pubblico ministero Vittore Ferrero affiderà i primi due incarichi ai periti, al medico legale l’autopsia sul corpo della vittima, a un altro medico l’analisi delle ferite riportate dallo stesso Delfino. E il giudice per le indagini preliminari di Sanremo dovrà convalidare l’arresto dell’uomo. Si delinea intanto la strategia difensiva dell’avvocato Riccardo Lamonaca, al quale Delfino ha detto di non ricordare nulla delle ultime 24 ore, a parte il regalo che voleva fare alla sua ex per il compleanno. Una scelta che ha aumentato la rabbia del padre della vittima, preoccupato che il giovane fermato trovi ancora il modo di evitare il carcere: «Lui è pazzo. Adesso lo faranno curare a spese di noi contribuenti dopo di che, tra qualche mese o tra qualche anno, lo ritroveremo in giro per strada. Ma intanto ha ammazzato mia figlia, che non sarà più tra noi».