«Deliri e armonie» in musica

Il calendario prevede più appuntamenti e maggiore varietà, con autori dal Barocco al Contemporaneo

La battaglia tra l'Assessore allo Sport e Tempo libero Giovanni Terzi e i firmatari di quartiere allergici al rock sembra sospesa sul filo del rasoio, a causa della decisione del Tar: il live si farà, ma a 78 decibel massimo (l’anno scorso i Rolling Stones raggiunsero quota 80). L’assessore Terzi sorride amaro: «È paradossale che la sentenza del Tar arrivi dopo che Arpa e Asl, gli organi competenti, si erano pronunciate in materia. Siamo in un mondo dove esiste scarso rispetto per il servizio a una città. Poche persone, in nome del quieto vivere, riescono a condizionare un’iniziativa che coinvolge 160.000 giovani. Il tema è culturale. Ognuno di noi ha il diritto di vivere bene ma ha anche il dovere di fornire un servizio alla collettività. Certo, quando hanno comperato la casa vicino a San Siro sapevano che lì si fanno concerti. È come se uno prendesse la casa vicino all’autostrada e poi facesse un comitato per eliminarla». Infine, la stilettata: «Chiederò all’Arpa di fare misurazioni nella casa del primo firmatario durante il concerto».
«Non ci sono parole - è il commento di Roberto De Luca, presidente del Cda di Milano Concerti -, colgo l’occasione per ringraziare l’assessore Terzi che è stato l’unico a darci una mano. La situazione che si è creata è paradossale: si abbassa a 78 il limite di decibel consentito, quando il rumore di fondo di notte a San Siro e in altre zone della città oscilla tra i 75 e gli 80 decibel, mentre gli applausi, i cori dei fan o dei tifosi durante le partite arrivano a 83. Aspettiamo le misurazioni dell’Arpa a casa dei residenti per prendere i nostri provvedimenti». Al di là dei dettagli tecnici l’aspetto che preoccupa maggiormente De Luca e l’assessore Terzi è che nessuno voglia più suonare a Milano. «Se va avanti così - conclude De Luca - Milano diventerà una città morta».
Nonostante tutto all’undicesimo appuntamento della sua carriera nel tempio di San Siro, questa sera e domani, il rocker di Zocca può ben chiamare lo stadio di Milano «casa mia». A ridosso di quegli spalti ci possono passare anche illustri colleghi (gli ultimi: Laura Pausini, Renato Zero e Biagio Antonacci) ma l’unico a fare sempre e comunque il pieno, a programmare una data e a doversi rassegnare a farne almeno una in più nel giro di poche ore dalla vendita dei biglietti, è lui. Tutto è scritto da settimane, anzi da mesi: 21 e 22 giugno, Stadio San Siro. Ciò che dapprincipio non si immaginava era l’inizio del concerto, e cioè ore 20.30, e nemmeno un minuto più tardi: i comitati di quartiere anti-rock sono con il cronometro pronto, dalla loro c’è la «legge dei decibel», che a malapena sopporta gli applausi del pubblico, figuriamoci le schegge rock dell’autore di «Sono ancora in coma», «Dimentichiamoci questa città», «Gli spari sopra» e altri inni transgenerazionali, perfettamente cantati a memoria da una platea che va dai ventenni ai cinquantenni. Tutto deve finire entro le 11.30 al massimo, e gli oltre centomila spettatori pronti a stipare lo stadio lo sanno bene.
Concerto che si annuncia memorabile: il Blasco ha pronto un brano fresco di incisione («Non sopporto»), una cover di Lucio Battisti («La compagnia») e alcuni nuovi arrangiamenti per canzoni che, da trent’anni, crescono insieme al pubblico. Tradizionale sarà l’epilogo sulle note di «Albachiara», sicura la presenza di «Basta poco», il cui successo di download dalla Rete (non è mai uscito il cd) è stato da record. Il concerto si aprirà sulle note della «Cavalleria Rusticana», e anche questo è un modo per dire: io volevo mollare, ma oggi posso permettermi di usare Pietro Mascagni come spalla.
Stadio San Siro
oggi e domani
Ore 20.30
Biglietti esauriti
Per info 02.53.00.65.01