Il delirio: "Berlusconi? Può uccidere Napolitano"

Il paradosso di Di Pietro, leader dell'Idv: "Ecco gli effetti del lodo Alfano". Poi annuncia "dieci, cento, mille piazza Navona". La Procura apre un fascicolo sugli insulti dell’8 luglio

da Roma

Per capire il momento politico italiano e le storture di un sistema capace di approvare una legge «assurda» come il Lodo Alfano, il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, si affida a un paradosso. E paradossalmente, e forse inaspettatamente, si trova quasi in linea col pensiero del Pd con cui da dopo il girotondo è sceso il grande freddo. «Se Berlusconi - parte l’ex pm - paradossalmente dovesse ammazzare il presidente della Repubblica per divenire lui presidente della Repubblica, lo potrebbe fare perché non risponderebbe neanche di questo reato». Considerato che ci sono sistemi meno cruenti per salire al Quirinale, Di Pietro ci tiene a precisare: «È un paradosso assurdo per chiarire per evidenziare l’assurdità di questa legge». Un po’ contorto l’italiano ma chiaro il concetto alla base, tra l’altro, della partecipazione alla manifestazione della gente «che ha voluto dissentire contro una legge per cui quattro persone (le più alte cariche dello Stato, ndr) non devono essere processate nemmeno se ammazzano, stuprano, spacciano droga o fanno rapine».
Introdotto il tema della piazza, Di Pietro torna rapido ai nodi di un sodalizio, quello col Pd che, come neve al sole di luglio, appare ormai destinato a rapido scioglimento. Perché se le strade hanno cominciato ad allontanarsi già dal day after del tracollo elettorale e senza che, di fatto, il Tonino nazionale mettesse mai piede nel loft (lo ha in qualche modo ricordato anche ieri da Montecatini Francesco Rutelli), dopo piazza Navona la frattura è insanabile.
Così, continuando la volenterosa opera erosiva, dal palco del Forum dei giovani del partito a Bellaria, Di Pietro non ha perso l’occasione pubblica per ricordare al segretario del Pd la sua scelta (anche perché, si mormora, che i due non si parlino faccia a faccia dall’8 luglio scorso, giorno del girotondo). Rispondendo, da leader di partito, all’aut aut di Veltroni: «Noi stiamo con la piazza e non con il potere e nell’eterna lotta tra Davide e Golia noi stiamo con Davide». Chiarissimo, come i propositi che illustra subito dopo: «Faremo una, cento, mille piazze, perché nella piazze c’è la politica dell’impegno mentre nelle stanze del potere c’è la politica dello scandalo, del compromesso del do ut des». Un fiume in piena, Di Pietro, dai toni però sorprendentemente garantisti. Una denuncia che si rivolge contro la «mistificazione mediatica» operata nei confronti del girotondo e dei suoi protagonisti. Un piano ben preciso per «esorcizzare la manifestazione». Derubricando, di fatto, le responsabilità di Sabina Guzzanti, di cui «hanno approfittato» visto che «se non ci fosse stata lei se la sarebbero presa con qualcun altro». Però chiarisce: «Io non condivido alcune delle cose che ha detto, ma a fare censura preventiva non ci riesco». Scelta la piazza e rimbalzata al mittente la questione visto che «il problema non è dell’Idv ma di chi la piazza la denigra», Di Pietro passa ai numeri della sua corrispondenza: «Solo ieri ho ricevuto 1475 mail. Il 70 per cento cominciavano più o meno con la frase “ho votato Pd ma la prossima volta...”». Soddisfazioni. L’ultima caramella avvelenata però è sulle future alleanze del partito di Veltroni: «Adesso stanno facendo i conti, pensano di stare con l’Udc invece che con l’Idv». «Voglio vedere» conclude «quando la Finocchiaro andrà in Sicilia a fare campagna elettorale con Cuffaro».
Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sui fatti avvenuti la sera dell’8 luglio scorso.