Delirio Pro Vercelli in B Una festa attesa 64 anni

Vercelli Ci sono voluti 64 anni, lacrime e sofferenza, ma alla fine la Pro Vercelli, sette scudetti nella sua storia gloriosa, è riuscita a scrollarsi di dosso il calcio da banlieues. Le bianche casacche tornano infatti in Serie B grazie alla vittoria per 3 a 1 contro il Carpi. Un migliaio i tifosi che hanno seguito la squadra nella trasferta di Modena. Altrettanti nella centralissima piazza Cavour ad assistere al match dal maxi-schermo. È il successo di una società ben organizzata e splendidamente diretta dal presidente Massimo Secondo. Ma è il trionfo di una squadra costruita nel migliore dei modi la scorsa estate dal ds Giancarlo Romairone e pilotata in panchina da Maurizio Braghin, uno che ai tempi del Piacenza fece esordire Alberto Gilardino.
Applausi a scena aperta per i tanti protagonisti dell'impresa. Dal portiere Alex Valentini, corteggiatissimo da Chievo e Udinese, ai gendarmi della difesa Masi e Ranellucci. Fino ad arrivare al bomber Pietro Iemmello, prodotto del vivaio della Fiorentina. Un discorso a parte merita sicuramente Vinicio Espinal, ex del vivaio dell'Atalanta ai tempi dei Donati e dei fratelli Zenoni. Centrocampista che si era perso per strada, ma che l'aria delle risaie vercellesi ha rigenerato. In un colpo solo ha conquistato la B e la maglia della nazionale della Repubblica Dominicana. E poco importa se ogni tanto è costretto a qualche viaggio intercontinentale da Milano a Santo Domingo. Lui risponde sempre «presente».
La Pro sale, dopo un solo anno di C1, proprio mentre il Novara scende, per riaccendere entusiasmi e una sana dose di campanilismo nel derby. Che in ogni caso si giocherà allo stadio «Silvio Piola». A Vercelli e Novara gli impianti sportivi, separati appena da una ventina di chilometri, portano lo stesso nome, a ricordo del leggendario bomber della nazionale che ha militato in entrambe le squadre.
A Vercelli è esplosa immediatamente la festa: migliaia di persone si sono riversate per le strade, incuranti dell’autentico nubifragio che si è scatenato al fischio finale. Caroselli e cori per tutta la città al grido «la leggenda è tornata». «È come aver vinto lo scudetto con Juve o Inter, forse anche qualcosa in più - esulta il tecnico Braghin, espulso nel concitato finale di gara -. Io sono nato a Biella ma ho sempre tifato Pro, è un’emozione indescrivibile. Abbiamo meritato la vittoria, non abbiamo mai sofferto, ma sempre condotto la partita. Il mio futuro? Smettere? Ora penso solo a festeggiare».