Delitto in albergo, si indaga in ambienti gay

Stefano Vladovich

Il cranio fracassato, il corpo riverso sul letto con un cuscino sul volto, sangue alle pareti. E disordine ovunque. Questa la scena apparsa ieri mattina a una cameriera dell’albergo sul lungomare Paolo Toscanelli, a Ostia, teatro dell’ennesimo omicidio a sfondo gay. Prima massacrato da una serie di colpi inferti con ferocia inaudita, infine soffocato a morte. È stato ucciso così Mario Carpineti, 72 anni, in pensione, celibe. Un appartamento in via Santorre di Santarosa, al Portuense e una vita all’apparenza tranquilla nonostante frequentazioni «pericolose». L’altra sera l’incontro fatale. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti alle 20.30 di domenica l’uomo prende le chiavi della camera 210 dell’ex Hotel Lido assieme a un trentunenne romeno. I due lasciano i rispettivi documenti in reception e vengono regolarmente registrati. L’alberghetto, ristrutturato recentemente, è collegato da un passaggio interno all’Hotel Ping Pong. Da qui i due, dopo aver trascorso qualche minuto concordando il prezzo, aprono la porta laterale del piano terra, attraversano il cortile e salgono le scale fino a raggiungere il secondo piano. Entrati in stanza accendono il televisore in attesa di un’altra persona. Il secondo uomo, ovvero un connazionale del primo accompagnatore, arriva poco dopo. Anche lui lascia nome e cognome, sicuramente falsi, al portiere del turno serale, che li annota nell’elenco visitatori. Quello che accade dopo lo potranno ricostruire solo i carabinieri alla luce degli indizi lasciati dappertutto. Nessuno ha visto o sentito nulla: le camere vicine, difatti, sono libere. «Alle 11.30 di questa mattina le addette alle pulizie entrano nella 210 con il passe partout - racconta il capitano Saverio Spoto, comandante della compagnia dei carabinieri di Ostia -. Gli occupanti, del resto, non erano scesi per la prima colazione e non davano segni di vita. Di fronte al cadavere le due donne danno immediatamente l’allarme. Il cliente era letteralmente immerso nel sangue, come il resto della stanza. Il letto sfatto e disordine ovunque. L’uomo era parzialmente vestito, in mutande e maglietta». L’arma non è stata trovata. I presunti assassini non sono stati visti uscire: probabilmente hanno utilizzato l’uscita posteriore sulla parallela via dei Fabbri Navali. La pista? «Per ora stiamo cercando di valutare la situazione - continuano i militari - di capire se i nomi forniti dai due stranieri possano portarci a qualcosa. Certo, seguiamo anche la direzione che porta all’ambiente gay».
Secondo la perizia medico legale la morte risale fra le 23 di domenica e le tre della notte. Fra le altre è stata rilevata una ferita sotto il mento, provocata da un calcio o da un pugno. Sarà l’autopsia, eseguita nei prossimi giorni all’Istituto di Medicina legale dell’Umberto I, a stabilire con esattezza le cause del decesso. Da giovane Carpineti era stato un libero professionista facendo sempre diversi lavori. Fra le ultime residenze i carabinieri sono risaliti a quella di Chianciano Terme, in provincia di Siena, anche se negli ultimi tempi l’uomo, che ha due fratelli nella capitale, aveva abitato nella provincia di Roma. La sua auto, una nuova 600 Fiat, è stata trovata parcheggiata nel vialetto fra le due strutture alberghiere. Secondo quanto raccontato dall’unico testimone oculare, da questa sono scesi Carpineti e il romeno misterioso. L’utilitaria è stata acquistata a Torvaianica 7 anni fa, nel periodo in cui la vittima abitava a Pomezia. Intanto il mezzo, come la scena del delitto, è stato messo sotto sequestro dal magistrato, il pm Roberto Cucchiari, per essere sottoposto a tutti i rilievi del caso. I carabinieri avrebbero trovato il portafogli di Carpineti con le carte di credito ma senza denaro. Perché non arraffarle insieme con il cellulare? Elementi che complicano ancora di più le indagini sul delitto. Se si trattasse di una rapina anomala, cosa avrebbe portato i due romeni a uccidere? Un ricatto o una questione scoppiata all’improvviso e che ha fatto scatenare la furia omicida? Immediata la reazione del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli: «Roma continua ad attestarsi tra le città più omofobe di tutta Europa. Dopo più di 30 anni, le circostanze degli omicidi perpetrati a danni di omosessuali restano più o meno invariate: si tratta spesso di persone che vivono la loro omosessualità in maniera clandestina perché la stigmatizzazione sociale verso gli omosessuali è ancora molto alta».