Dal delitto Bartocci alle liti tra immigrati

Via Padova è diventata tristemente famosa dopo il 20 luglio ’99 per il tragico assalto all’oreficeria Bartocci, concluso con l’omicidio del titolare, Enzo, 60 anni, freddato con due colpi di pistola davanti alla moglie. Un episodio che per la sua brutale inutilità, la rapina era già conclusa e il bandito aveva il bottino in mano, colpì l’intero Paese. Le indagini della polizia portarono ben presto all’identificazione di una banda di quartiere, una mezza dozzina di ragazzi quasi tutti tossicodipendenti. Non solo, le indagini permisero poi di scoprire che lo stesso «gruppo di fuoco» a gennaio dello stesso anno aveva ucciso anche Ottavio Capalbio, 35 anni, tabaccaio di via Derna, traversa di via Padova. La strada però da anni è diventata luogo di insediamento di una composita comunità di extracomunitari, protagonisti di aggressioni e violenze concluse spesso in modo tragico. Solo nel maggio del 2004 ci furono due morti: un filippino di 45 anni, accoltellato da un connazionale dopo una lite per un posto letto, e un italiano di 32 pugnalato da un albanese per una questione di viabilità. In zona inoltre si ritrovano gruppi di sudamericani, soliti concedersi abbondanti bevute nei parchi. Nell’agosto 2002, al termine di una di queste «festicciole», una peruviana di 25 anni venne violentata e un suo connazionale ridotto in fin di vita a bottigliate. A settembre del 2004 sempre al termine di una festa ad alto tasso alcolico scoppiò una rissa tra sudamericani completamente sbronzi, finita poi con un boliviano di 34 anni e un peruviano di 17 feriti piuttosto seriamente, sempre a colpi di cocci di bottiglia.