Delitto Capelletti: la firma dell’assassino sull’arma del delitto

Martedì mattina l’inchiesta sulla morte di Alfredo Capelletti, entrerà finalmente nel vivo con il conferimento di un incarico peritale. Gli esperti dovranno infatti verificare se sul coltello usato per uccidere l’uomo, ci siano tracce biologiche di Alessandro Cozzi, socio della vittima e unico sospettato. Le indagini sono state riaperte dopo che lo stesso Cozzi era stato arrestato a marzo per un altro delitto, questa volta confessato.
Cozzi, 53 anni, era un personaggio abbastanza noto per la conduzione, insieme alla nota psicoterapeuta Maria Rita Parsi, della trasmissione Rai «Diario di famiglia». Laureato alla Cattolica, si era infatti sempre occupato di tematiche familiari mantenendo un punto di vista cristiano. In passato è stato anche segretario generale della Faes, associazione delle scuole dell’Opus Dei, che godono di cospicui finanziamenti regionali. E proprio sui fondi elargiti dal Pirellone si innescò il contenzioso tra Cozzi ed Ettore Vitiello, 58 anni, titolare di una società di formazione e avviamento al lavoro. I due avevano organizzato alcuni corsi pagati 34mila euro dalla Regione, ma Cozzi tardava a liquidare i 17mila spettanti al socio. E il 29 marzo, lo colpirà con trenta coltellate nei suoi uffici di via Antonelli 3. Arrestato, sosterrà di aver ucciso dopo essere stato minacciato.
Una morte che rimandava a quella di Alfredo Capelletti, anche lui socio di Cozzi, anche lui con un contenzioso aperto con il formatore. E anche lui trovato morto, trafitto da un’unica coltellata al petto, il 13 settembre 1998, nel suo ufficio di via Malpighi 4, dopo aver ricevuto la visita di Cozzi. Il caso inizialmente venne archiviato come suicidio, molto strano viste le non poche incongruenze: la vittima si sarebbe pugnalata con la mano destra, semiparalizzata da un ictus, e avrebbe estratto la lama con la sinistra.
Il delitto Vitiello ha però confermato la natura violenta di Cozzi, elemento più che sufficiente per riaprire il vecchio caso. Partendo proprio dall’arma del delitto. Un coltello conservato nel frigorifero dalla polizia scientifica, da cui sarà possibile estrapolare eventuali tracce di Dna. Per questo già il 25 ottobre le parti si erano incontrate in Procura per dare vita a un accertamento tecnico irripetibile. Poi si è preferito scegliere la formula dell’incidente probatorio, che consente di portare gli esiti direttamente in dibattimento. E martedì mattina alle 10.30 nello studio del gip Franco Cantù Rajnoldi verranno conferiti gli incarichi ai periti delle parti. E finalmente sarà possibile scoprire come è morto Alfredo Capelletti.