Delitto Chiesa: oggi l’autopsia

La pista più accreditata resta quella della prima ora, e cioè che a uccidere Roberto Chiesa, l’omosessuale di 64 anni trovato morto nel suo appartamento del quartiere San Giovanni a Roma, sia stato proprio il giovane romeno riconosciuto sul portone di casa dal convivente della vittima, mentre era in procinto di fuggire. Chiesa, un pensionato di un consorzio agrario, aveva conosciuto il suo assassino appena qualche giorno prima, e lo aveva poi invitato, mercoledì pomeriggio, nel suo appartamento, al civico 63 di via Faleria. Gli investigatori del Nucleo Operativo dei carabinieri di Roma, pur ritenendo quella che punta sul romeno una delle ipotesi più valide, non tralasciano comunque di indagare anche in altre direzioni, e attendono i risultati dell’autopsia che verrà effettuata oggi e che, si spera, potrebbe fare luce sul tipo di arma utilizzata per il delitto. Tre, quattro colpi al massimo, inferti alla gola della vittima, che hanno causato delle ferite da taglio molto profonde, uccidendo Chiesa quasi all’istante. Da stabilire anche se la vittima abbia provato a difendersi prima di soccombere al suo aggressore, anche se pare che l’uomo non abbia reagito ai fendenti che lo hanno ucciso. Chiamati a occuparsi del caso anche gli uomini del Ris, scesi in campo per analizzare il «repertamento biologico» sugli oggetti sequestrati a casa della vittima. L’obiettivo è di arrivare a isolare il dna dell’assassino e, a quel punto, comparare il materiale genetico dell’uomo che ha ucciso Chiesa con quello del giovane romeno sospettato. Verrà presto accertato anche se la vittima abbia avuto dei rapporti sessuali prima di essere stata sgozzata. Del ragazzo romeno, al momento, si sa poco o nulla. Gli unici indizi li ha dati proprio Mario, il compagno della vittima. L’ex-sottufficiale della Marina aveva, infatti, visto in faccia l’assassino del suo convivente, raccontando di «averlo incrociato nell’atrio del palazzo» mentre stava rincasando.