Delitto Colturani: una chiave inchioda la colf moldava

La soluzione dell’omicidio di Marzio Colturani ruota intorno a un mazzo di chiavi. Anzi: intorno a una sola chiave a codificazione magnetica e con un meccanismo digitale, riproducibile solo in Francia, dalla ditta di produzione, la «Fichet», ed esclusivamente dietro presentazione di una tessera nominale. Ed è solo questa chiave - quella che apre l’ingresso dell’abitazione di via Comerio dove vivevano il ginecologo 64enne e il figlio Luca - che, rubata da un cassetto dalla colf moldava Tatiana Mitrean e consegnata nelle mani del suo amante e connazionale Vasile C. e dei suoi due complici - ha reso possibile la rapina all’interno dell’appartamento e, purtroppo, condotto alla morte di Colturani. La stessa chiave poi rimessa al suo posto dai rapinatori prima di lasciare la casa.
«In realtà i balordi non si aspettavano che la reazione di Marzio Colturani fosse così decisa. - spiegano gli inquirenti -. Neutralizzato in una manciata di secondi il figlio Luca, immobilizzato con il nastro adesivo e incappucciato, devono aver pensato, più o meno, “quale reazione potrà mai avere?”. Ma l’avevano sottovalutato: Colturani era molto forte».
I carabinieri del nucleo investigativo - che hanno indagato in questi mesi sul caso del ginecologo imbavagliato da tre rapinatori nella sua abitazione di via Comerio morto nella notte tra il 13 e il 14 novembre mentre tre rapinatori di origine slava gli svaligiavano la casa - hanno riflettuto a lungo su quelle chiavi. «Tatiana non le aveva mai avute - spiegano -. Le poteva prendere, per poi rimetterle in un posto prestabilito prima di andarsene, solo ed esclusivamente quando doveva entrare in casa Colturani e non c’era nessuno ad aprirle. Quindi, trattandosi di chiavi così particolari, che nessuno poteva riprodurre se non la stessa ditta di produzione francese, prima del colpo la ragazza deve averne rubata una copia che sapeva trovarsi in un cassetto dell’abitazione. E i suoi complici l’hanno rimessa a posto prima di andarsene, dopo il colpo. Le chiavi della cassaforte? Erano sparite almeno 6 mesi prima: Luca Colturani ricorda che il padre aveva cominciato a cercarle da allora. Perché erano i gioielli appartenuti alla famiglia della madre dei giovani Colturani, una nobildonna imparentata con Papa Pio XII, il vero obbiettivo della banda. I quadri, probabilmente, sono stati solo uno specchio per le allodole. Tant’è che li hanno “mollati” subito. Mentre i gioielli probabilmente Vasile è riuscito a piazzarli a Mosca».
Ma allora perché colpire proprio quella notte, quando entrambi i Colturani erano in casa? Perché rischiare tanto? Gli investigatori ipotizzano che Marzio Colturani avesse capito qualcosa. «Tatiana era stata accolta con affetto in quella casa - concludono -. Ma non dimentichiamo che dall’abitazione, nei mesi precedenti la rapina, erano spariti degli oggetti... Forse il dottor Colturani ha intimato alla colf di restituirli. E lei, allora, ha voluto affrettare i tempi del colpo».