Delitto dell’Olgiata, via all’indagine

Alberica Filo Della Torre fu strangolata nella sua stanza. Il fascicolo fu archiviato nel 2005

Negli ultimi quindici anni le tecniche di indagine hanno fatto passi da gigante, soprattutto se di mezzo ci sono tracce di sangue da analizzare. Allora perché non riprovare a dare un volto all’assassino di Alberica Filo Della Torre, la contessa uccisa il 10 luglio del 1991 nella sua villa dell’Olgiata mentre in casa fervevano i preparativi della festa per il suo decimo anniversario di matrimonio con il costruttore Pietro Mattei. In casa c’era un via vai gente, domestici e operai. C’erano anche i due figli della coppia, Manfredi e Domitilla, allora ancora bambini. Eppure il killer passò inosservato. Riuscì a penetrare in camera della nobildonna, a strangolarla e colpirla più volte alla testa con uno zoccolo di legno. Anni di indagini non hanno portato a nulla e il fascicolo nel 2005 finì in archivio.
Ora gli stessi magistrati che sollecitarono l’archiviazione hanno disposto la riapertura dell’inchiesta, come è stato chiesto nei giorni scorsi con un’istanza di venti pagine dal marito della vittima, il quale fa appello al moderno test del dna, che nulla ha a che fare con quello che allora muoveva i primi passi. E i reperti da analizzare nel giallo dell’Olgiata non mancano di certo. Da rivedere ci sono soprattutto i jeans del domestico filippino in servizio nella villa, Manuel Winston e del figlio della governante, Roberto Jacono. All’epoca finirono entrambi sotto inchiesta, ma poi le indagini nei loro confronti non portarono a nulla e furono prosciolti, nonostante le tracce ematiche trovate sui loro pantaloni. La consulenza disposta dal magistrato che si occupò del caso, il pm Cesare Martellino, stabilì infatti che quei residui di sangue erano «compatibili» con quello dei rispettivi proprietari. Anche se sugli indumenti di Jacono furono rinvenute anche macchie di «natura indeterminata». Altre tracce rossastre, si legge nell’istanza di Mattei, non furono affatto analizzate. Nessun indagine approfondita venne fatta su altri importantissimi reperti, come il lenzuolo della contessa, la biancheria intima che indossava la mattina del delitto, una canottiera e lo zoccolo trovato accanto al suo cadavere. Al documento con quale il legale di Mattei, l’avvocato Nino Marazzita, chiedeva la riapertura delle indagini, è allegato il parere del biologo molecolare Francesco Fiorentino e della genetista Marina Baldi: i due esperti sostengono che le nuove tecnologie, in particolare quelle sull’identificazione del dna, hanno «una sensibilità di circa mille volte superiore» a quella delle metodologie utilizzate all’epoca. La tecnologia odierna offrirebbe «un’elevata probabilità di raggiungere un risultato attendibile e univoco».
E il marito della contessa non voleva lasciare intentata questa strada. «Siamo soddisfatti della riapertura del caso perché la nostra iniziativa è diretta ad accertare finalmente la verità con l’unico strumento possibile: la prova scientifica», è il commento dell’avvocato Marazzita. «Dopo questo accertamento - prosegue il penalista - o conosceremo il nome del colpevole oppure il caso sarà definitivamente chiuso. La famiglia Mattei attende con serenità gli sviluppi investigativi».