Delitto Fortugno, individuati i sicari

Alle battute finali l’inchiesta della Procura sull’omicidio dell’esponente della Margherita ucciso a Locri. Ma mancano gli elementi sui mandanti

nostro inviato a Reggio Calabria
Sono a una svolta le indagini sull’omicidio di Francesco Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale calabrese. A cinque mesi dalle revolverate esplose dalla 'ndrangheta all’indirizzo dell’esponente della Margherita all’uscita dal seggio di Locri per le primarie dell’Ulivo, la procura di Reggio Calabria avrebbe stretto il cerchio sui sicari, meno sui mandanti. Per il delitto eccellente si parla di una decina di ordinanze di custodia cautelare e non è dato sapere, al momento, se vi siano in qualche modo coinvolti anche personaggi politici di centrosinistra come dichiarato (e confermato ancora l’altro ieri) dal vicepresidente della commissione d’inchiesta antimafia, Angela Napoli di An.). Sul fronte delle possibili cointeressenze politiche nel delitto l’onorevole Napoli era arrivata a ipotizzare un gioco non troppo limpido della magistratura che pur avendo chiuso le indagini da tempo si sarebbe impegnata a rimandare di un mese l’esecuzione degli arresti per evitare imbarazzi elettorali al centrosinistra.
Cinquantaquattro anni, sposato, padre di due figli, medico specialista in chirurgia generale, Fortugno all’apparenza non aveva nemici. A sua insaputa, però, qualche avversario irriducibile se l’era probabilmente fatto all’indomani del plebiscito elettorale nelle file della Margherita di Reggio che lo aveva portato agli onori delle cronache politiche per gli 8.548 voti incassati. Quando un killer a volto coperto gli ha scaricato addosso l’intero caricatore di una Luger 9x19 mai utilizzata in precedenza nella Locride, tutti hanno immediatamente pensato alla 'ndrangheta e ai messaggi che omicidi come quello di Fortugno vogliono significare.
Firmare il delitto con una rivoltella usata esclusivamente nel territorio vibonese aveva fatto ipotizzare uno scambio di sicari, e di favori, fra cosche interessate al medesimo business. Magari nel comparto della sanità dove la vittima rappresentava la Margherita e dove si sono concentrate le indagini della polizia allorché s’è scoperto che Fortugno aveva telefonato ripetutamente al medico Giuseppe Pansera, genero del boss Giuseppe Morabito, in servizio alla Asl di Melito Porto Salvo, arrestato nel 2004 in una casa dell’Aspromonte insieme al suocero dopo quattro anni di latitanza. Oltre a Fortugno nei tabulati telefonici esibiti in un processo per narcotraffico celebratosi a Milano, escono anche due telefonate fatte a Pansera dalla moglie di Fortugno, Maria Grazia Laganà, direttore sanitario dell’ospedale di Locri. Che s’è subito sbrigata a precisare: «Senza ombra di dubbio le telefonate riguardano il rinnovo del consiglio dell’ordine dei medici, visto che anche Pansera è un dottore». Da qui sono ripartite le indagini della polizia che in cinque mesi, oltre a prendere di mira il settore della Sanità, hanno puntato a rintracciare il gruppo di fuoco. Grazie anche, pare, si dice, al provvidenziale intervento del pentito di turno.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it