Delitto Fortugno, pentito suicida

Bruno Piccolo (<em>nella foto</em>), 29 anni, uno dei due collaboratori di giustizia sull'omicidio del politico, si è impiccato. Ha lasciato un biglietto. La vedova Fortugno: &quot;Si cerchi la verità&quot;

Reggio Calabria - Uno dei due collaboratori degli inquirenti nell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Fortugno, Bruno Piccolo, si è tolto la vita, impiccandosi nella località protetta dove si trovava. La notizia, pubblicata stamani dal quotidiano Calabria Ora, è stata confermate dalle forze dell’ordine. Proprio oggi ricorre il secondo anniversario della morte di Fortugno, il vicepresidente del consiglio regionale della Calabria assassinato domenica 16 ottobre 2005 nel palazzo Nieddu di Locri, dove erano in corso le primarie dell’Unione per la scelta del candidato premier. Il processo contro i presunti responsabili dell’omicidio si sta svolgendo in questi giorni nella cittadina calabrese.

Ci aveva già provato Bruno Piccolo aveva già tentato lo scorso maggio di suicidarsi. Lo rivelano alcune fonti investigative, secondo le quali il pentito chiave del processo per l’omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno avrebbe anche lasciato un biglietto sul quale avrebbe scritto le motivazioni che lo avrebbero portato a compiere il gesto. Il biglietto sarebbe stato trovato sul comodino dell’abitazione di Piccolo, a Francavilla a Mare, in provincia di Chieti.

Chi era Bruno Piccolo A Locri vivono la mamma, la sorella e il cognato di Bruno Piccolo, il pentito suicidatosi ieri. I familiari di Piccolo non si sono mai voluti allontanare dalla cittadina ionica. Il giovane, proprietario dell’Arcobaleno, un bar nel centro di Locri e indicato dagli inquirenti come affilato alla cosca dei Cordì di Locri, enne arrestato il 15 novembre del 2005 insieme ad altre tre persone anche esse considerate legate al clan mafioso Cordì di Locri.

Gli arresti Nel marzo dello scorso anno il presunto killer di Fortugno, che aveva 54 anni, è stato arrestato con altre otto persone in una maxi operazione contro la ’ndrangheta. Oltre a Salvatore Ritorto, 27 anni, pregiudicato e considerato l’esecutore materiale del delitto, erano stati raggiunti da ordinanze di custodia cautelare in carcere i suoi presunti complici, Domenico Audino, Domenico Novella e Carmelo Dessì, tutti di Locri e tutti ritenuti dagli inquirenti componenti del clan dei Cordì. Ai quattro, che secondo gli investigatori disponevano di alcuni bazooka e bombe ad alto potenziale di fabbricazione jugoslava, venne contestata l’associazione mafiosa finalizzata al traffico di armi anche da guerra e altri reati. Tra le armi che furono ritrovate anche una pistola calibro 9, un’arma identica a quella usata per il delitto del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Con le rivelazioni del pentito gli inquirenti ricostruirono tutte le fasi del delitto del vice presidente del consiglio regionale. Piccolo riferì di avere appreso dei preparativi dell’omicidio nel suo bar, frequentato dagli uomini del clan.

La vedova: "Cercare la verità" La vedova di Fortuno, Maria Grazia Laganà, attualmente deputata iscritta al gruppo dell’Ulivo sottolinea che oggi è il giorno del ricordo. "Oggi è la giornata del ricordo personale e familiare, di riflessione e di grande commozione per me. Non bisogna mai spegnere la memoria", ha detto la vedova, ringraziando soprattutto i giovani che si stanno riunendo in piazza in queste ore in Calabria per ricordare il marito. Poi parla dell'attualità: "Il fatto che è successo è molto grave ed io chiederò che si indaghi sulla morte di questo ragazzo. Ora bisogna spingere per cercare la verità fino in fondo, anche in un momento caldo e così intenso del processo".