Delitto di Garlasco: Stasi in difficoltà chiede il rito abbreviato

In aula Alberto ha sorpreso tutti con la sua mossa. Ora la sentenza lampo potrebbe arrivare già il 18 aprile. In caso di condanna il giovane, che resta l'unico imputato per l'omocidio di Chiara, avrà uno sconto di pena

Il colpo di scena arriva inatteso ma prevedibile. Alberto Stasi si alza in piedi, si rivolge al gip Stefano Vitelli e pronuncia poche parole che mandano all’aria un anno e mezzo di disquisizioni tattiche: «Chiedo di essere ammesso al giudizio abbreviato». Stop: l’udienza preliminare per la morte di Chiara Poggi finisce qui, inizia subito il processo, la sentenza lampo potrebbe arrivare già il 18 aprile. Dunque, non si andrà in corte d’assise a Pavia, ma il destino del ragazzo con la faccia alla Harry Potter verrà deciso in tempi rapidissimi dallo stesso Vitelli. Il giallo di Garlasco prende la strada del delitto di Cogne: anche Annamaria Franzoni, messa alle corde dalle prove raccolte, scelse il basso profilo, a riflettori spenti, davanti al gip di Aosta. Stasi seguirà lo stesso percorso. *

L’avvocato Giuseppe Colli veste con i colori della baldanza la decisione: «È un atto di forza per dimostrare velocemente l'innocenza di Alberto». In realtà, Stasi pare nell’angolo, gli elementi messi insieme contro di lui, per quanto controversi, si sono progressivamente irrobustiti. Un dibattimento ordinario, davanti ai giudici popolari della corte d’assise, potrebbe riservare brutte sorprese. E allora meglio imboccare la pista dell’abbreviato che si svolge a porte chiuse, tiene lontani il pubblico e i giornalisti, soprattutto garantisce, comunque vada a finire, lo sconto di un terzo sull’eventuale pena. Dunque, si fa di necessità virtù. Ad Aosta, la Franzoni fu condannata per la morte del piccolo Samuele a trent’anni, ma l’avvocato Carlo Taormina che la difendeva ha sempre rivendicato quella scelta perché così le evitò l’ergastolo.

A Garlasco la situazione è diversa, ma la difesa appare comunque in difficoltà: l’alibi di Alberto, che sostiene di aver lavorato al computer la mattina fatale del 13 agosto 2007, appare ballerino. Anzi, la Procura di Vigevano ritiene di averlo smontato e di aver dimostrato che quel giorno il pc di Alberto rimase sì acceso ma di fatto inattivo; Alberto è sicuramente l’ultima persona ad aver visto viva Chiara la sera di domenica, quando i due fidanzati mangiarono insieme, qualsiasi altra ipotesi non ha mai portato da nessuna parte. E il racconto di quel che Alberto avrebbe fatto in quelle ore decisive fa acqua e non convince. Più di tutto appare inverosimile, quasi impossibile, il racconto del ritrovamento del corpo di Chiara qualche minuto prima delle 14: dopo ore di silenzi inspiegabili, il fidanzato si sarebbe infine deciso ad andare a vedere come mai la fidanzata non rispondeva al telefono; Alberto sarebbe entrato nella villetta dei Poggi e avrebbe calpestato il pavimento sporco di sangue, del sangue di Chiara.

Ma quando si presentò dai carabinieri, qualche minuto dopo, le sue scarpe erano pulite. Incredibilmente immacolate. Una circostanza che per gli investigatori appare insuperabile e che probabilmente sarà oggetto di argomentatissime dispute scientifiche. Nei fatti però, scegliere l’abbreviato vuol dire consegnare il bottino all’accusa: ci si basa sulle prove raccolte in precedenza, solo il giudice può disporre nuove perizie, la difesa rinuncia a giocare nuove carte. Può essere una scelta pericolosa ma può anche essere la via per limitare i danni.

L’arma del delitto non è mai stata trovata e il movente non è mai stato chiarito. Col tempo, però, dalla pancia del pc di Stasi sono uscite migliaia di foto pornografiche, maniacalmente catalogate, che certo non hanno giovato alla sua immagine e hanno alimentato nelle ultime settimane retropensieri sempre più oscuri sulla personalità di quello che era considerato un ragazzo modello. Addirittura, la Procura di Vigevano ha aperto un secondo filone, assai imbarazzante, per detenzione di materiale pedopornografico, che fino a ieri ha viaggiato in parallelo con quello per omicidio: ora Stasi potrebbe scegliere di andare a processo, col rito ordinario, solo per questo capo d’imputazione, scivoloso ma poco pericoloso dal punto di vista della pena. Naturalmente, l'avvocato Colli, che in passato aveva sempre escluso la possibilità dell’abbreviato, trova parole adatte a spiegare questa capriola: «La nostra opinione non è cambiata. Riteniamo Stasi innocente. Ma a questo punto vogliamo chiudere entrando nel merito della vicenda». Tanto, col sistema italiano che permette tutto e il contrario di tutto, ci sarà sempre la possibilità di misurarsi con i giudici popolari e la corte d’assise in appello.

Proprio come insegna ancora una volta il caso di Cogne. La scelta di Stasi, comunque, non sembra toccare la famiglia Poggi. Rita, la mamma di Chiara, reagisce in modo glaciale: «Aver ascoltato Alberto non mi fa nessun effetto. È uguale, mi è indifferente averlo sentito. Semmai - nota la donna - i tempi del processo saranno più rapidi e questo è positivo». Ormai, i giorni in cui i Poggi e gli Stasi piangevano insieme sono lontani.