Delitto di Genova, sotto accusa l’ex fidanzato

L’uomo si difende: «Non ho ucciso io Luciana». Una telecamera li ha ripresi mentre litigavano

Piero Pizzillo

da Genova

«Non sono stato io a ucciderla, non l’avrei mai fatto». È quanto ha detto ieri pomeriggio al suo difensore Lucio Delfino, 29 anni, ex barista, oggi disoccupato, indagato a piede libero per omicidio volontario, con l’accusa d’avere ammazzato nella notte di venerdì scorso in via San Bernardo (nel centro storico) l’ex fidanzata Luciana Biggi di 36 anni. L’istruttrice di fitness sarebbe stata aggredita sessualmente e sgozzata con un coccio di bottiglia verso le due. Alle 2,45 è stata trovata agonizzante da due camerieri di un bar.
Inizialmente era stata avanzata l’ipotesi del delitto commesso da una banda di spacciatori maghrebini che avrebbero trascinato la giovane in un vicolo per violentarla e che poi avrebbero ucciso, impossessandosi del cellulare e della borsetta con il denaro. Ipotesi non tramontata e su cui gli investigatori continuano a lavorare, alla luce delle dichiarazioni del questore Salvatore Presenti, secondo cui «a prima vista sembra che si tratti di un delitto effettuato da più persone e non da una sola». La svolta si è avuta quando, visionando i filmati registrati dalle telecamere della polizia nei vicoli, si è vista Luciana Biggi mentre discute animatamente con un giovane, poi identificato in Luca Delfino, dopo aver contattato due spacciatori nordafricani, vecchie conoscenze della forze dell’ordine. È circa l’una e trenta quando le telecamere riprendono la coppia in pieno litigio, ma poco dopo il giovane si allontana e scompare «dall’occhio» delle telecamere. Gli uomini della squadra mobile diretti dal vice questore Claudio Sanfilippo in poco tempo rintracciano i due pusher per interrogarli. Uno dei due dice d’aver visto Luciana mezz’ora prima che fosse uccisa. Era agitata, voleva della cocaina ma non aveva i soldi per pagarla. Era in compagnia di un ragazzo italiano, alto, con capelli corti e barba incolta. A questo punto è un gioco rintracciare Delfino e portarlo in Questura, dove viene interrogato dal sostituto procuratore Enrico Zucca (lo stesso magistrato a cui Donato Bilancia confessò i 17 delitti commessi), mentre i poliziotti si recano nell’abitazione del giovane sequestrando un paio di scarpe, alcuni vestiti, il computer e un’agenda. «Luca Delfino - dice l’avvocato Riccardo Lamonaca - sostiene con fermezza di non essere colpevole di alcunché. Ha ammesso d’essere stato con la ragazza dalla tarda serata di mercoledì sino all’una e trenta di venerdì. In tutto questo tempo non hanno avuto rapporti sessuali, né vi sono stati litigi particolari, se non per l’acquisto della cocaina che serviva a lei, perché lui non è tossico. Ma non potevano comprarla perché in due avevano 40 euro. Luca voleva dissuaderla, poi è andato via». Chi ha incontrato la ragazza quando è rimasta sola? Decisivi saranno i risultati del Dna sulle tracce di sangue trovate sul luogo del delitto. Per Sanfilippo, la pista degli spacciatori resta aperta.