Delitto di Marsciano, il marito di Barbara indagato per omicidio

Secondo gli inquirenti avrebbe ucciso la moglie incinta al culmine di una lite, inscenando poi il furto nella casa di Marsciano per sviare i sospetti. All’origine della violenta discussione forse c’è un debito da 60mila euro accumulato negli ultimi tempi da Spaccino

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Marsciano - È indagato. Per omicidio. Roberto Spaccino, secondo la procura di Perugia, avrebbe ucciso la moglie Barbara Cicioni, incinta all’ottavo mese, e avrebbe poi simulato il furto nella villetta per depistare le indagini. I magistrati ritengono dunque che anche l’alibi della «visita notturna» nella lavanderia di famiglia sia stata solo una copertura per nascondere la vera dinamica dei fatti di giovedì notte. Che gli inquirenti ricostruiscono così.

Spaccino e la moglie, per motivi ancora da accertare, quella sera avrebbero cominciato a litigare in camera da letto. E, nel corso della discussione il marito avrebbe colpito, forse solo spinto, Barbara Cicioni. Che, perso l’equilibrio, avrebbe sbattuto contro lo spigolo del letto o contro un comodino, finendo sul pavimento, a faccia in giù. Forse per impedirle di urlare, ipotizzano gli investigatori, Spaccino potrebbe anche averle premuto un cuscino sul viso, ma non sarebbe questo ad averla uccisa, o almeno non solo. La donna, come ha spiegato la procura commentando gli esiti dell’autopsia, sarebbe morta per «insufficienza cardiorespiratoria alla cui produzione hanno concorso numerosi meccanismi traumatici che, allo stato, non evidenziano l’uso di armi proprie o improprie».

Insomma, la morte della donna sarebbe stato il tragico, probabilmente casuale epilogo di una lite, secondo quanto ricostruito dai magistrati umbri. La coppia non era nuova a discussioni anche vivaci. A confermarlo ci sarebbe addirittura una denuncia di qualche anno fa, oltre ad alcune testimonianze raccolte dai carabinieri tra conoscenti della coppia, che avrebbero riferito di alterchi in passato tra i coniugi Spaccino.

Giovedì notte l’uomo si sarebbe trovato improvvisamente tra le mani il corpo della moglie privo di vita. Accortosi che non reagiva e che sanguinava leggermente dalla bocca, si sarebbe sporcato le mani e gli abiti nel tentativo di rianimarla. Ma, compreso che era troppo tardi, avrebbe deciso di inscenare un furto in realtà mai avvenuto. Furto che doveva ricalcare nelle modalità quello avvenuto un paio di mesi prima, quando erano scomparsi dal furgone parcheggiato in garage i 7mila euro destinati a pagare gli stipendi dei dipendenti della lavanderia di proprietà della coppia. Così, ecco spiegato - ritengono gli investigatori - il fatto che il van è stato ritrovato aperto, come se qualcuno ci avesse frugato dentro.

Il Ris, inoltre, ha trovato tracce di sangue all’interno del veicolo. Anche la cassaforte di casa, nascosta dietro un quadro, era stata aperta con le chiavi occultate in un nascondiglio noto solo alla coppia. Simulata l’effrazione, lasciando aperta anche la porta finestra della villetta, Spaccino sarebbe dunque corso in paese, aprendo la lavanderia, ufficialmente per «pulire i filtri». Ma qui il Ris avrebbe scoperto che quella notte l’uomo non avrebbe azionato le lavatrici solo per manutenzione, ma per lavare qualcosa, utilizzando peraltro potenti solventi, forse trielina. Il sospetto degli inquirenti è che il marito della vittima abbia voluto cancellare eventuali tracce di sangue e costruirsi un alibi.

Che, a quanto pare, non reggerebbe. Perché l’ora presunta della morte sarebbe compatibile con la presenza in casa di Spaccino, e risalirebbe massimo alle 22.30, quando l’uomo si trovava ancora nella villa di Compignano, a due passi da Marsciano, insieme a Barbara e ai due figli, già a letto.

Dalle indagini dei carabinieri sono emersi problemi economici che da tempo assillavano il neoindagato: prestiti su prestiti, per un ammontare totale di 60mila euro. Spaccino, sostengono gli inquirenti, era insomma in un periodo difficile: recentemente si sarebbe anche allontanato per un paio di giorni da casa senza dare spiegazioni in famiglia. Forse proprio una situazione di ansia dovuta alle difficoltà finanziarie potrebbe essere alla base della litigata con la moglie. Ma il tragico epilogo, ritengono gli stessi inquirenti, sarebbe solo frutto del caso, di una mossa maldestra costata la vita alla donna e al bambino che portava in grembo. Il caso, per gli inquirenti, è chiuso. Oggi pomeriggio si celebrano i funerali della donna e di quella bimba mai nata. Non è l’ultimo atto di questa brutta storia.