Delitto Mollicone, la svolta in un’auto

A quasi otto anni dall’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce trovata morta in un boschetto della Ciociaria il 3 giugno del 2001, si riaprono clamorosamente le indagini. I carabinieri di Frosinone, infatti, nei giorni scorsi hanno rintracciato e sequestrato una station wagon di fabbricazione tedesca appartenuta a un brigadiere dell’Arma, morto suicida esattamente un anno fa. L’auto è stata già affidata ai Ris di Roma che hanno setacciato la stessa, soprattutto nel vano bagagli, alla ricerca di qualche elemento utile che possa ricondurre a Serena. Il sospetto, anche se la Procura di Cassino non si sbottona, è che proprio quell’auto possa aver trasportato il cadavere di Serena dal luogo in cui la studentessa venne uccisa al boschetto di Fontecupa dove poi venne ritrovato. Il tanto tempo trascorso non aiuta le pur sofisticate tecniche dei Ris, considerato anche che nel frattempo l’auto è passata di mano dal primo proprietario a un extracomunitario residente in un paese vicino ad Arce. Ma negli ambienti investigativi c’è la sensazione di una svolta imminente.
Le indagini sull’omicidio Mollicone, in realtà, non si sono mai fermate e poco più di un anno fa i carabinieri hanno di nuovo iniziato a battere la pista riconducibile al figlio e ad alcuni amici del vecchio comandante della stazione di Arce, ora in pensione. Una pista in realtà emersa fin dalle ore successive al ritrovamento del corpo della diciottenne, e come tale sostenuta a viva voce dal papà di Serena, ma poi abbandonata. All’inizio del 2008, però, la Procura dispone una serie di interrogatori, compresi quelli di tutti i militari in servizio nella caserma di Arce all’epoca del caso-Mollicone. Uno di questi, il brigadiere Santino Tuzi, originario di Arce e poi trasferito in un paese vicino, tre giorni dopo l’interrogatorio si spara. Un suo amico intimo, davanti ai giornalisti, urla che il brigadiere sarebbe stato indotto al suicidio perché sapeva tante cose sulla vicenda di Serena. Tre giorni dopo il suicidio, inoltre, Tuzi sarebbe dovuto tornare in Procura per un confronto con il suo vecchio comandante, il maresciallo Mottola. Quel confronto, forse decisivo, non c’è mai stato, ma è possibile che ora qualche verità esca proprio dalla sua vecchia auto.
È bene precisare che al povero brigadiere, dallo stato di servizio irreprensibile, non è stato mai mosso alcun addebito e al suo coinvolgimento non crede neppure Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, che l’altra sera a Chi l’ha visto?, su Rai Tre, ha piuttosto avanzato l’ipotesi che qualcuno allora abbia cercato di incastrare Tuzi, magari utilizzando la sua auto. Nel corso della trasmissione, inoltre, una testimone ha riferito che il giorno in cui Serena venne avvistata per l’ultima volta in un bar vicino ad Arce, non si trovava affatto con il figlio del vecchio maresciallo, come questi invece ha sempre sostenuto. E dunque quella ragazza vista lì, sul piazzale del bar assieme al giovane e ad altri due amici, sarebbe stata proprio Serena. Una circostanza che la barista riferì con certezza appena presa a verbale, ma che poi ritrattò nei giorni successivi.