Delitto di Nereto, la moglie è stata soffocata

I coniugi torturati prima di morire. Oggi la villetta verrà di nuovo perquisita dai Ris

Teodora Poeta

da Nereto (Teramo)

Emanuela Cheli, all’una di quella notte tra mercoledì e giovedì, è salita al piano superiore per portare la medicina all’anziana nonna 95enne. Forse si è fermata un po’ con lei a chiacchierare. Un bacio sulla fronte. Un saluto. Poi, è scesa e ha scoperto un uomo, o più uomini, intenti ad aggredire il marito. E così, anche lei è stata uccisa. Soffocata, come ha scoperto l’autopsia. I due coniugi infatti sarebbero stati torturati e poi uccisi. L’uomo, appunto, a colpi di mannaia.
Sull’omicidio dei coniugi di Nereto si continuano a fare ipotesi. L’autopsia ha confermato l’ora del decesso: circa l’una e mezzo. I tempi coincidono. Ai carabinieri la nonna ha detto che la nipote è salita da lei all’una. L’ora della medicina. Libero Masi è deceduto prima della moglie. Ed anche questo coincide con la ricostruzione fatta. La villetta dell’orrore in via Lenin 14 a Nereto, dove il Racis di Roma, oggi, tornerà a lavorare, non è ancora stata perquisita dagli agenti per non inquinare le prove. Il figlio della coppia Alessandro, però, sentito più volte dai carabinieri con la sorella Elvira, avrebbe riferito che la mannaia ritenuta l’arma del delitto si troverebbe in un cassetto della cucina, dove ultimamente veniva custodita.
Tra le piste più battute ci sono la vendetta o la lite degenerata, oltre, naturalmente, alla rapina. La sera del delitto, in quella stessa via Lenin, alcuni testimoni affermano di aver visto aggirarsi una Bmw con a bordo quattro uomini. La ferocia usata per ammazzare i due coniugi ha lasciato atterrito l’intero paese. Sotto le unghie di Masi sono stati ritrovati brandelli di pelle. La colluttazione, perciò, è stata violentissima. Ma in casa nessuna traccia. Le impronte ritrovate lungo le scale appartengono tutte ai coniugi e al cugino dell’avvocato, che la sera dell’omicidio cenò a casa loro. Per il Ris, si potrebbe trattare di un omicida che, dopo aver commesso il fatto, si è ben guardato dal cancellare ogni traccia, anche se ha commesso un errore: tagliarsi i pantaloni e buttarli in un cassonetto. E così, si spiegherebbe anche la bruciatura sulla porta dello studio di Masi, incomprensibile, invece, in un primo momento, ai carabinieri. Si sarebbe potuto trattare, infatti, di un modo per cancellare una traccia lasciata proprio sulla porta dello studio.
Ma che cosa si cercava in quella casa? Denaro? Documenti? Gli inquirenti stanno studiando un fascicolo su un processo penale non ancora concluso che vede coinvolta la malavita greca. Nel Teramano, invece, Masi aveva fatto diverse transazioni immobiliari, che avevano portato anche ad espropri di terreni, adesso al vaglio degli inquirenti.
Intanto si prepara l’ultimo saluto ai due coniugi, fissato per mercoledì. Masi non era credente, anche se il parroco di Nereto, don Silvio De Gregoris, gli era molto affezionato. «Ogni lunedì ci incontravamo davanti all’edicola per commentare i risultati calcistici - racconta -. Era una persona cordialissima e sempre disponibile con tutti». La volontà di entrambi era quella di essere cremati, ma per il momento non sarà possibile. La Procura non ha rilasciato l’autorizzazione. Il caso è ancora aperto. Solo quando il loro assassino avrà finalmente un volto, allora, e solamente allora, anche l’ultimo desiderio sarà rispettato.