Il delitto Raciti minuto per minuto. Ecco la verità dell’ultrà arrestato

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica
È il drammatico faccia a faccia tra il magistrato e l’ultrà del Catania arrestato per la morte dell’ispettore Filippo Raciti. Un interrogatorio incalzante per il minorenne A. S. che prima nega e alla fine confessa praticamente tutto, tranne l’omicidio. Il pm dei minori Angelo Busacca lo incalza con l’ausilio delle numerose prove raccolte dalla polizia. Parola per parola ecco la «sfida» dell’8 febbraio tra accusatore e accusato, presente la mamma di quest’ultimo.
PM: «Si è capito che la cosa che aveva colpito l’ispettore Raciti, per via di uno strappo che gli si è fatto proprio sulla giubba lato destro, potesse essere questo lavabo, cioè un pezzo di ferro scippato, parliamoci chiaro, dai bagni. Dalle fotografie che ci sono questo pezzo di ferro tu lo prendi e lo butti contro... i carabinieri. Adesso tu tieni conto di tutto questo, mi dici, se vuoi rispondere. Io prendo le fotografie e ce le vediamo una a una, eh?». AS: «Voglio rispondere». PM: «Questo lavabo, questo pezzo di ferro l’hai avuto nelle mani, l’hai visto, girava, era in terra, dimmi tu, forza... AS: «Non lo so (...). L’ho preso in mano, però non mi ricordo che... pezzo è che sta dicendo lei». PM: «E che cosa ne dovevi fare con questa cosa che hai preso?» AS: «Niente, volevo solo per passare, uscire dalla porta (...) facendomi spazio in modo che si allargavano (...)». PM: «Allora tu hai avuto nelle mani qualcosa, me lo sai descrivere, era di legno, plastica, ferro?». AS: «Non era di ferro, era d’acciaio... no di lamiera, leggero. L’ho preso, l’ho gettato e me ne sono andato»». PM: «Ma l’hai gettato per terra o contro i poliziotti?». AS: «L’ho gettato a metà altezza, non l’ho gettato ad alta altezza, alle gambe». PM: «Ti ricordi se hai colpito così dei... ». AS: «Non ho colpito a nessuno (...) si sono allargati ed è arrivato a terra quell’oggetto e non ha colpito nessuno(...)».
(Il pm fa presente al diciassettenne che le tracce sulla divisa dell’ispettore sembrano compatibili con l’«arma» usata).
PM: « (...) Ricordati quello che ti ho detto prima, noi non stiamo dicendo che tu volevi ammazzare Raciti... ». AS: «Perché non… ho la capacità di agire». PM: «Ma neanche di striscio li hai presi?». AS: «No, no, non c’era nessuno». PM: «E se non c’era nessuno a chi l’hai tirato?». AS: «Non l'ho preso, non l’ho preso perché si sono allargati prima che arrivasse l’oggetto, non sono arrivato a prenderlo, non l’ho preso». PM: «Senti, a parte te, altri l’hanno preso e l’hanno buttato questo coso qua?». AS: «Può essere di sì ma non li ho visti»
(Le foto ora immortalano il momento esatto dello scontro)
PM: «Tu l’hai tirato una volta, sai indicare dove hai preso il pezzo di alluminio?». AS: «Sotto la tribuna vicino i bagni». PM: «Vicino ai bagni, vicino a queste specie di inferriata (...)». AS «Sì, era a terra, non ho visto chi ce l’aveva messo». PM: «All'altezza delle tracce lineari bianche che sono sul terreno cosa hai fatto?». AS: «Mi sono fermato e l’ho gettato, è arrivata quasi vicino al limite della porta ma non è stato questa... perché l’ho fatto prima (...) ». PM: «Se i poliziotti non si scansavano l’avrebbe colpito quest’oggetto di ferro?» AS: «È possibile però in un punto dove non faceva male, l’ho gettata altezza delle gambe, in modo che anche se li prendevo non gli facevo tanto male (...). PM: «Tu come hai visto sei entrato nel bagno». AS: «Sì e sono riuscito». PM: «Ti sei nascosto, ti sei preso il pezzo e l’hai buttato contro i poliziotti». AS: «Sì». PM: «Glielo facciamo sentire a tua madre e a tuo padre che è così?». AS: «Così è. Però non li ho presi». PM: «Questo è suo figlio signora». AS: «Però non l’ho preso, non l’ho preso, è sicuro che non l’ho preso (...) ero sempre col pensiero di non prendere ai poliziotti (...) casomai alle gambe in modo che faceva soltanto qualche graffio oppure si faceva qualche ematoma e basta». PM: «Bella, bella figura che fai». AS: «E lo so grazie». PM: «Bravo». AS: «Grazie». PM: «Bravo. Ca ni cunsumasti a tutti quanti un campionato, bravo». AS: «Grazie». PM: «L’hai colpito o no?». AS: «No, non l'ho colpito (...) questa è la verità (...) ». PM: «E a quello l’emorragia gli viene un’ora dopo». AS: «Ma gli sto dicendo quando l’ho lanciato io non ho preso a nessuno perché si sono allargati perché l'hanno visto partire, si sono allargati, questa qua è la pura verità, se non ci crede non so... ».
(Il pm mostra foto ancora più dettagliate dei tafferugli).
PM: «Tra queste persone quindi ti dico che c’era Raciti (...) questo è il lancio dell’oggetto che adesso vedrai che finisce completamente fuori dalla porta (...). Ti posso dire che questa è l’unica volta che quell’oggetto viene preso da qualcuno e questa è l’unica carica che hanno fatto i poliziotti. Ci arrivi col ragionamento a capire che cosa significa? (...). L’hai visto il filmato? Quando l’hai tirato tu il ferro è finito là?» AS: «No, no, no... non è finito là quando l’ho tirato io».
(L’ultrà cade in contraddizione. Ammette d’aver mentito sulla maglietta indossata, è un dettaglio importante per l’indagine).
PM: «E perché mi hai detto che non te l’eri cambiata prima?». AS: «Ero preso di panico... ». PM: «Di panico da che cosa, l’hai tirato tu?». AS: «No, no». PM. «Perché ti dobbiamo credere ora?». AS. «Non lo so, è vero, ho sbagliato prima a non dire tutta la verità (...)». PM: «E allora che cosa ci sei venuto a raccontare fino adesso?». AS: «Non sono io che gli ho ammazzato l’agente (...) ». PM: «Hai mentito fino ad ora?». AS: «Sì, ho mentito. Ho mentito, ho sbagliato e l’ammetto».
(Scorre il video delle scene con il pezzo di lavabo lanciato)
AS: «Ecco, sì, questo qua sono io, vada avanti (...). Io questa cosa l’ho lasciata poi subito dentro la mischia, se vede poi ci sono altri ragazzi che prendono la cosa». PM: «E quando l’hai tirato allora ’sto coso (...) ?» AS: «L’ho lanciato prima a terra, proprio perché neanche c’era arrivato e poi l’hanno preso gli altri ragazzi a mezza altezza e mi sciddicau 'nterra perché era troppo pesante per me». Pm: «Tu mi hai detto si sono spostati "ed è volato mezzo dentro e mezzo fuori", ma che stiamo scherzando?». AS: «E gliel’ho detto... ora gli dico le cose vere, non gli sto dicendo... Sì, ho sbagliato e ho sbagliato, mi ero preso di panico invece non l’ho lanciato (...). C’erano altri ragazzi incappucciati che io non so neanche chi sono». PM: «Tu perché l'hai portato là?». AS: «Io l’ho trovato lì... ». PM: «Da qua a là chi gliel'ha portato io o tu?». AS: «Io anche». PM: «E perché l'hai portato là?». AS: «Perché glielo volevo lanciare e poi non l'ho lanciato». PM: «E chi l'ha lanciato?». AS: «Non lo so, non lo so chi era (...) ». PM. «L’avete lanciato o avete fatto... lo sai cos’è un ariete? Tipo quando si deve sfondare un portone a buttarlo così no, tu mi devi dire se l’avete lanciato (...)».
(È la domanda clou dell’inchiesta. AS risponde così)
AS: «Io ho spinto solo una volta, ho levato subito le mani, e poi mi sono allontanato, non ho visto più l’oggetto che direzione ha preso (...). Non ho visto se l’oggetto è tornato indietro oppure è partito, se è andato a vuoto oppure come ha detto lei... a contatto (...)».
(Il pm chiede al ragazzo se dopo aver visto le foto e i filmati si riconosce nella persona col cappellino blu che scaglia il pezzo di metallo)
AS: «Sì, sono io». E aggiunge: «(...) Stavano caricando… poi arrivato a un certo punto lo stavo trasportando da solo, si sono aggiunte a me altre 4 persone che erano avanti a me, altre 6 persone che erano davanti che hanno hanno preso insieme a me questo oggetto e l’abbiamo scaraventato (...). Non so dire chi erano, e come non ho visto che è arrivato l’oggetto alla polizia così non ho riconosciuto nessuno di quei ragazzi perché erano tutti coperti in viso».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it