Il delitto di Samuele è il giallo più seguito d’Italia

Il sondaggio di FoxCrime: «Per l’85% degli italiani è il caso che conoscono meglio, seguito dal massacro di Novi Ligure»

da Milano

L’omidicio del piccolo Samuele Lorenzi è il delitto più ricordato dagli italiani. Anna Maria Franzoni è la sospettata più nota tra la gente. L’attenzione sul caso Cogne è un cerchio: l’assenza dell’arma del delitto, i sospetti, le perizie che non collimano, il giallo che mantiene alto l’interesse fino a farlo diventare morboso. Era una supposizione quella che il delitto di Samuele fosse il la storia di cronaca nera più ricordata. Adesso quella supposizione è la realtà. Lo dice un sondaggio effettuato da FoxCrime, il primo canale italiano dedicato al giallo, all’investigazione, al mistery e al noir in onda dal 31 ottobre 2005 nel buquet di Sky. Il campione degli intervistati è di 1.003 persone di età superiore ai 15 anni. Alla domanda «Quali sono i due delitti che più le sono rimasti in mente?», oltre l’85 per cento del campione cita l’omicidio di Cogne, seguito dal 48 per cento che ricorda quello di Novi Ligure, il 22 per cento gli omicidi del mostro di Firenze, il 17 per cento il delitto di Desirée Piovanelli a Leno, l’11 per cento il giallo della morte nella scorsa estate dei coniugi Aldo e Luisa Donegani, fatti a pezzi in un dirupo di montagna nell’alta Val Camonica. A conferma di questo dato, tra gli assassini o sospettati tali, c’è per l’83 per cento degli italiani Anna Maria Franzoni, seguita dai giovani Erika e Omar con il 55 per cento e da Pietro Pacciani con il 30 per cento. Anna Maria Franzoni e la coppia Erika-Omar sono ricordati in proporzione di più dalle donne, mentre Pietro Pacciani e Donato Bilancia (il killer delle prostitute in Liguria) sono ricordati da un numero maggiori di maschi, segno che le donne ricordano maggiormente i delitti compiuti da donne e viceversa. Il sondaggio inoltre analizza altri aspetti dell’interesse a volte anche morboso che gli italiani nutrono nei confronti dei fatti di cronaca nera (proprio come nei casi di Cogne, di Erika e Omar e di Donato Bilancia). Così, il 45 per cento del campione si dichiara molto o abbastanza interessato a programmi televisivi sull’argomento: specificamente il 24 per cento lo è nei confronti dell’idea di un canale interamente dedicato al mondo del crimine e dell’investigazione.
Tra i moventi che sarebbero alla base dei delitti, il 40 per cento degli intervistati ritiene che il motivo principale degli omicidi è il denaro, seguito dai conflitti familiari (18 per cento) e dalla gelosia (17 per cento). La malattia mentale, invece, è il movente principale per il 15 per cento del campione.
Secondo gli intervistati, rispetto a cinquant’anni fa, oggi si commettono decisamente più reati (la pensa così il 78 per cento del campione). In misura quasi analoga si ritiene che, sempre rispetto a mezzo secolo fa, oggi si uccide di più (è il parere del 73 per cento del campione). Sul primo dato vi è coincidenza fra opinione pubblica, percezione collettiva, e dati statistici oggettivi. Nel 1896, i delitti denunciati per i quali l’autorità giudiziaria iniziò l’azione penale furono solo 476mila circa; nel 1955 furono invece circa 709mila; nel 1999 si raggiunse la cifra di quasi 3 milioni e 400mila. Dunque, oggi, rispetto a cinquant’anni fa, vengono denunciati all’autorità giudiziaria reati per una numerosità complessiva sette volte superiore.