Il delitto sotto l’occhio elettronico che non ci vede

Paola Setti

E le telecamere? Segue risata rabbiosa: «Ma quelle son finte!». Vedono o non vedono, i sospirati occhi elettronici strategicamente piazzati nel tentativo di filmare i crimini, immortalare i criminali e possibilmente scoraggiarli? Pare di no, a sentire chi sopra le telecamere ci abita e chi sotto le telecamere ci lavora: «Se non son rotte son finte e se non son finte sono inutili». Non c’è spia a segnalarne il funzionamento, infatti. E di quella cecità deve essersi accorto anche chi, come l’omicida di ieri notte, non s’è preoccupato di ferire a morte una donna proprio lì, a meno di un passo dal marchingegno.
La mattina dopo è un susseguirsi di accuse. Chi, come Pietro Avvenente del Bar Berto, giura che le telecamere son rotte «da almeno otto mesi», chi, come quasi tutti gli abitanti della zona, è certo che siano solo «polvere negli occhi per farci sentire al sicuro», chi, come Michele Serrano delle Colonne di San Bernardo, dice che tanto è tutto inutile: «Io so come funzionano e le dico che quegli aggeggi non servirebbero nemmeno se funzionassero. Sono basculanti e riprendono una fetta di strada per volta. Il risultato è che nei centri operativi ci sono centinaia di schermi a trasmettere migliaia di immagini, con un solo operatore a doverle guardare tutte». Il tutto, accusa: «A fronte di una spesa di centinaia di migliaia di euro di soldi nostri», ecco fra l’altro.
Oggi i comitati di cittadini del centro storico lo chiederanno al questore Salvatore Presenti, se l’investimento sulle telecamere è stato utile o meno. «Ma non ci accontenteremo della sua risposta, vogliamo controllare di persona nelle centrali operative, perché così non si può andare avanti». Spiegano in questura che sì, le telecamere funzionano ma no, non ci si può aspettare che riprendano la vita del centro storico minuto per minuto, perché sono orientate in modo da riprendere solo una parte del vicolo, e se un criminale fugga dalla parte opposta non lo possono inquadrare.
Ieri è stato l’assessore comunale Arcangelo Merella a dire che «sarebbe gravissimo, una presa in giro, se le telecamere non funzionassero», e a segnalare, però, che «l’occhio elettronico può dare un ausilio in alcuni casi per risalire ai responsabili, ma certo non può essere sostituitivo degli agenti di polizia, non può prevenire i crimini, anche perché non ha un raggio di osservazione infinito». Di qui l’appello, non senza una punta polemica, per una «presenza molto forte e costante delle forze dell’ordine che oggi, non si capisce perché, manca. Questi criminali devono sapere che le forze dell’ordine sono impegnate nel contrastarli, e gli agenti nei vicoli devono andarci di notte, nelle ore più a rischio». Quanto all’impegno del Comune, secondo Merella è necessario attivare con maggiore impegno e frequenza il Comitato per l’ordine pubblico, e sguinzagliare la polizia municipale a controllare chi affitta cosa a chi, «perché ci sono appartamenti affittati in condizioni vergognose a chi poi spaccia ai ragazzini». Tutto si può fare, basterebbe iniziare.