Delitto di Teramo: trovati nei rifiuti i jeans dell’assassino

Teodora Poeta

da Teramo

Indagini a 360 gradi sul duplice omicidio dei coniugi Masi di Nereto. I carabinieri battono tutte le piste. Nessuna esclusa: rapina, simulazione di rapina, omicidio nell’ambito familiare, vendetta. Ieri, per tutta la giornata, il Racis di Roma ha passato al setaccio la villetta del delitto. L’arma utilizzata, una mannaia che apparteneva a Libero Masi, non è stata ancora trovata. Ma qualcosa inizia a spuntare. In un cassonetto dell’immondizia portato nella discarica comunale, infatti, i carabinieri hanno trovato un pezzo di pantalone macchiato, forse proprio di sangue. Una cosa è certa, come conferma lo stesso magistrato che sta indagando, Bruno Auriemma, «chi ha ucciso si deve essere sporcato gli indumenti, il delitto è stato commesso con una violenza inaudita». Masi è stato colpito di spalle, ma sul petto ci sono tracce di escoriazioni. L’avvocato, quindi, ha lottato con il suo assassino. Inutilmente.
Sulla vicenda ci sono indizi che non combaciano. «La porta leggermente bruciata dall’esterno, per esempio, non ha senso», commenta il comandante della Compagnia dei carabinieri di Teramo, il colonnello Igino Izzo. Nel frattempo, però, si sta cercando di rintracciare alcuni romeni che, tempo fa, erano stati ospitati da Masi in un casolare di sua proprietà e, poi, allontanati per motivi ancora sconosciuti. Secondo quanto riferito dalla segretaria, l’avvocato, mercoledì, aveva ricevuto il pagamento di quattro parcelle, circa 10mila euro. Un buon motivo per tentare una rapina, ammesso che quei soldi non fossero già stati depositati in banca. Tra le piste che non si escludono c’è anche quella dell’omicidio nell’ambito familiare. Il figlio Alessandro, al momento dell’omicidio dei genitori, si trovava a Roma, dove studia Scienze umanistiche. Ai carabinieri ha riferito di aver parlato con la madre a mezzanotte e mezza. L’ultima telefonata prima di andare a letto. La figlia Elvira, invece, è rientrata ieri sera dall’Olanda. Nelle ultime ore si è andata insinuando con sempre maggiore insistenza anche l’ipotesi di una vendetta da parte di un gruppo di malviventi provenienti dalla Grecia. Paese dove Masi aveva seguito, di recente, diverse operazioni.