Il delitto trasformato in business Così con l’orrore si fanno i soldi

nostro inviato a Perugia

Sarà anche vero che il delitto non paga, ma di certo intorno alla morte di Meredith si è sviluppato un supermarket dell'orrore. E girano tanti soldi. Con gli occhi e le orecchie dei media di tre Paesi - Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti - puntate su Perugia, in molti hanno pensato che alla fine questa storiaccia un risvolto positivo, almeno economicamente, poteva averlo. Il risultato è inquietante. Dalle leggende metropolitane sul battesimo di cocktail macabri (Bloody Mez e Bloody Meredith) alle processioni di «turisti» lungo il belvedere che affaccia sul casolare di via della Pergola.
Fino al borsino delle testimonianze, con tanto di quotazioni, variabili, delle interviste ai protagonisti del fattaccio.
C'è un piccolo giallo sull'intervista al fidanzato italiano di Meredith. Il ragazzo parla, gratis, con il «Mail on Sunday», che è convinto di avere un'esclusiva. Il giorno dopo il suo racconto finisce anche sulle pagine del «Sunday Mirror», che lo avrebbe ottenuto dietro compenso.
Altra storia controversa è quella della «lettera alla madre» scritta da Amanda come compito nella classe di italiano. Per cederne una copia, la professoressa, con un giornalista britannico, parla di un generico compenso. Salta fuori una cifra, chiesta a una tv statunitense: diecimila euro. Offerta rifiutata.
Ma l'asta più combattuta è stata quella per assicurarsi le prime dichiarazioni di Patrick Diya Lumumba. La stampa britannica, prima della scarcerazione annunciata, comincia a pressare avvocati e amici del barista per strappare l'esclusiva. Una gara a due tra lo stesso Mail on Sunday e il Sunday Express. Un modo per compensare la brutta avventura del congolese. Alla vigilia dell'uscita del proprietario del «Le Chic» dal carcere uno dei giornalisti inviati si fa avanti. Gli viene detto che c'è già una richiesta da parte di una nota trasmissione della tv italiana. La base d'asta? 25mila euro per Patrick, e con altri diecimila nel «pacchetto» c'è anche la moglie.
Il Sunday Express manifesta l'intenzione di offrire di più, a patto che Lumumba superi a bocca chiusa l'assedio dei cronisti fuori dal carcere e davanti a casa sua. Prima ancora che il congolese torni libero, si sa già che davanti a taccuini e telecamere si limiterà a un «ringrazio Dio». Martedì sera la cifra però sale ancora.
Il Mail on Sunday, per i rappresentanti di Patrick, offre 62mila euro. La replica dell'Express è immediata, la quotazione delle parole del congolese impenna a 51mila sterline, più di 70mila euro.
Sembra fatta. Ma mercoledì fa il suo ingresso sulla scena Max Clifford, 64enne guru tra i pr delle star. E Clifford, contattato dagli amici di Lumumba, fissa la nuova tariffa a una cifra astronomica: servono 150mila euro in più nel piatto per assicurarsi l'esclusiva.
Il tiro alla corda, però, stanca i giornali inglesi. Le "azioni" di Pat sembrano in picchiata, anche perché sui giornali finisce qualche virgolettato del congolese. Giovedì arriva la controproposta, stavolta al ribasso. Un terzo domenicale avrebbe offerto una cifra vicina agli 80mila euro, ma intanto qualcuno scommette su una prossima apparizione di Lumumba sui teleschermi nostrani, e il congolese ha già attratto in città il Clifford nostrano: Fabrizio Corona.
«Incontrerò Patrick, con me può sfondare», giura il paparazzo, che già accenna a un servizio su un settimanale. In esclusiva, ovviamente.