Delitto in villa, Sabaudia piomba nel terrore

Claudio Barnini

«Un fatto gravissimo». Il sindaco di Sabaudia, Salvatore Schintu, è sconcertato tanto quanto la sua comunità all’indomani dell’efferato delitto di Danilo Catani, il bancario di 52 anni brutalmente assassinato sotto gli occhi della moglie lunedì sera nella loro villetta di via delle Gardenie, frazione Bella Farnia. «Attendiamo l’esito delle indagini per comprendere in che scenario l’omicidio si è verificato - aggiunge Schintu -. Domani, intanto, avremo un incontro con il prefetto di Latina per discutere di problemi di sicurezza. Tra l’altro avevamo già predisposto il potenziamento della polizia municipale che proprio domani (oggi, ndr) inaugura il nuovo distaccamento di Bella Farnia». Un delitto assurdo per una rapina senza bottino. I due coniugi sono a casa. Danilo sale su al primo piano, è stanco, vuole andare a dormire. La moglie resta a vedere la tv. Passano pochi attimi e si scatena l’inferno. Tre uomini, con i volti coperti, penetrano all’interno della casa e intimano alla donna di stare ferma. Ma lei urla. Non ha tutti i torti del resto: proprio alcuni giorni fa la coppia aveva subito un altro furto e i ladri erano scappati al loro arrivo portandosi via una preziosa collezione di orologi. La signora Anna Maria chiede aiuto, urla, viene anche colpita con un pugno dai malviventi e sveglia il marito. L’uomo si precipita giù, reagisce. Forse ha con sé uno spadino, un souvenir riportato da un viaggio in India. Ma i banditi non gli lasciano il tempo di usarlo e gli scaricano contro sette colpi con una calibro 9x21, tre dei quali raggiungono la vittima. Uno mortale al torace. Una coppia affiatatissima, benvoluta da tutti, con la passione dei viaggi e dello sport. Così a Bella Farnia ricordano Danilo e Anna Maria. Originari di Chianciano, si erano trasferiti sul litorale pontino una ventina d’anni fa. Non avevano figli. Lui lavorava al Monte dei Paschi di Siena a Latina, nella sede centrale di corso della Repubblica, all’ufficio che si occupa dei pagamenti di tasse e imposte delle aziende. Lei, biologa, è addetta al controllo qualità della multinazionale farmaceutica Bristol di Sermoneta. Mai uno screzio, stando ai racconti dei vicini, persone disponibili nel lavoro come nella vita. «Ci incontravamo tutti i giorni, qui residenti siamo talmente pochi - dice Ernesto Cece, uno dei primi ad accorrere lunedì sera -. Danilo stava organizzando un viaggio in Nepal, insieme poi saremmo andati in Namibia. Loro avevano girato tanto, Africa, Isole Vergini, India, e appena potevano partivano». La vittima, inoltre, era un appassionato di sport, girava sempre in bicicletta, faceva immersioni e amava la barca a vela. Era intenzionato, tra l’altro, ad acquistarne una per sé. «È ancora presto, stiamo valutando tutti gli elementi a disposizione - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, Domenico Libertini - attendiamo ulteriori riscontri». I militari, agli ordini del maggiore Alessandro Sessa, sono convinti che i banditi puntassero alla cassaforte che si trova al piano superiore della casa. Forse si tratta degli stessi uomini che una quindicina di giorni fa portarono via da casa Catani la collezione di orologi. Forse sono tornati perché avevano visto quella cassaforte ma non avevano fatto in tempo ad aprirla. Le chiavi erano sul tavolo, in un mazzo insieme a quelle di casa. Una piccola comunità sconvolta dal dolore, quella di Bella Farnia. «Ho capito subito cosa era successo - racconta in lacrime Anna Giorgio, infermiera in pensione, moglie di Ernesto -. Abbiamo chiamato l’ambulanza per non far intendere subito la cosa ad Anna Maria, la moglie». «È assurdo fare una fine del genere - aggiunge Ernesto -, io sono venuto via da Napoli per stare più tranquillo e invece in questa zona non bastavano i furti a ripetizione, ora anche l’incubo di spietati rapinatori».