È dell’Amsa lo spazzino più coraggioso

Gioia Locati

«Saranno state le 6 e mezzo del mattino. Stavo pulendo il sottopassaggio di via Palmanova con la canna dell’acqua. Prima ho sentito le grida, poi ho visto la ragazza scendere le scale di corsa inseguita da due uomini sui trent’anni. L’hanno raggiunta e scaraventata contro il muro, uno cercava di strapparle la maglietta. Mi sono avvicinato dicendo ai due di smetterla. Mi sono beccato un pugno in faccia. A quel punto mi sono difeso: sono istruttore di taekwondo al 5° dan (una disciplina coreana simile al karatè) li ho stesi a terra in due mosse». La tentata violenza risale all’ottobre scorso. La ragazza è fuggita, gli aggressori anche. Il salvatore, Sergio Sergi, 46 anni da 14 dipendente Amsa, per questa buona azione ha meritato ieri il premio «Cuore di netturbino». La sua storia è stata scelta dalla giuria delle Netturbiadi, le olimpiadi cui partecipano una quarantina di aziende municipalizzate d’Italia e che si sono concluse ieri sera nel Riminese. Il netturbino dal cuore d’oro è nato a Scansano in provincia di Grosseto ma vive a Cologno Monzese. È sposato e ha una figlia di 23 anni, non è la prima volta che salva qualcuno dalle botte. «Quindici anni fa ero nello studio di un notaio per vendere la mia auto quando scoppiò una rissa fra un cliente - che aveva presentato una procura a vendere falsa - e il notaio. Mi misi in mezzo: quell’uomo stava picchiando il legale. Mia moglie mi sgridò, la bambina era con me ed era spaventatissima, ma è più forte di me: non riesco ad assistere alle violenze senza intervenire». Sergi precisa un particolare: «Con il mio esempio non voglio incitare i “giustizieri della notte”. Il taekwondo non è una disciplina violenta, tutt’altro. Anche quel mattino di ottobre avrei voluto dissuadere gli aggressori a parole. Invece mi hanno colpito, a quel punto ho reagito». La ragazza l’ha ringraziata? «No, era agitata e si è dileguata, ma forse leggendo i giornali...». Lo rifarebbe? «Sì».