Dell’Utri assolto Ma non si placa la furia dei pm

Giancarlo Lehner

Una delle nuove mode della stagione prodiana della Rai-tv consiste nell'intervista, a freddo o a caldo, al pubblico ministero, dopo che il tribunale abbia mandato assolti gli imputati dallo stesso perseguiti.
In ultimo, è accaduto, che un pm palermitano, Antonio Ingroia, sia apparso in tv per spargere, a freddo, veleno e sospetto sulle assoluzioni piene ed indubbie di Mori e Di Caprio.
A distanza di pochi giorni, lo stesso Ingroia, invece di incassare in silenzio la secca sconfitta inflittagli dalla quinta sezione penale di Palermo, che ha assolto sulle due imputazioni Dell’Utri (per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste) ha offerto, a caldo, ai tg Rai altre parole intossicate e sleali allusioni.
Ingroia è allievo pedissequo del maestro Caselli, il quale, infatti, oltremodo scottato dalla sua débâcle siciliana, ha continuato a «mascariare» Andreotti, nonostante le assoluzioni.
L’ultima esternazione non dovuta di Ingroia merita di essere parafrasata: il coimputato di Dell’Utri, Cosimo Cirfeta, è morto nella sua cella in circostanze che hanno sollevato non pochi inquietanti dubbi. Ebbene, quando l’imputato defunge avviene di norma la dichiarazione di non doversi procedere perché il reato è estinto «per morte del reo».
In realtà, non si tratta di «reo», visto che non è stato neppure giudicato.
Tuttavia, Ingroia dalla succitata formula di rito, usata necessariamente dal Tribunale di Palermo, ha dedotto davanti alle telecamere della Rai che Cirfeta fosse comunque colpevole di calunnia. Di conseguenza, secondo il pm, il concorso di Dell’Utri non sarebbe per niente escluso, benché il fatto non sia stato giudicato provato.
Insomma, come Mori e Di Caprio, anche Dell’Utri, benché assolto, subisce una scorrettissima condanna mediatica da parte del pm Ingroia in associazione con la Rai.
Nel caso Dell’Utri, tuttavia, la caduta di stile di Ingroia deriva da un dato davvero allarmante, anzi, devastante, per la Procura di Palermo.
Come ha illustrato l’avvocato Pietro Federico, uno dei legali di Dell’Utri, l’assoluzione ai sensi dell’articolo 530, comma 1, del Codice di proceduta penale «perché il fatto non sussiste» avrà un’incidenza forte anche sulla nota sentenza di condanna subita da Dell’Utri per «concorso esterno».
In quella discussa condanna, infatti, una parte della pena fu comminata proprio prendendo per buone e per accertate le accuse della Procura, quelle stesse che il Tribunale di Palermo, assolvendo Dell’Utri, ha del tutto sconfessato.
Adesso, nell’Appello per il presunto «concorso esterno» questa assoluzione potrebbe essere la prima pietra per una sentenza equa e giusta.