«Una delle più colossali frodi della storia»

LA TRUFFA SUL FILO

E LA COSCA ARENA

«Il procedimento ha ad oggetto l’esistenza e le attività di un’associazione per delinquere composta da persone che, operando attraverso due primarie società concessionarie di pubblici servizi in materia di telecomunicazioni, ha realizzato un danno patrimoniale di eccezionale gravità per l’Erario. Si sono accertate le modalità sconcertanti attraverso le quali gli amministratori di diritto e di fatto e i dirigenti della Fastweb s.p.a. e della Telecom Italia Sparkle s.p.a. hanno realizzato una fitta rete di relazioni con appartenenti alla criminalità organizzata e ad associazioni di tipo mafioso e prestanome stranieri al fine di frodare centinaia di milioni di euro al fisco, realizzando una stabile struttura criminosa che, quanto meno sotto il profilo economico e contabile, è arrivata sostanzialmente a immedesimarsi con l’essenza stessa delle due società. L’associazione ha realizzato un salto di qualità giungendo perfino a determinare l’elezione in Parlamento di uno dei promotori dell’associazione, il tutto con l'ausilio degli appartenenti alla cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto.

LO SCHEMA DELITTUOSO:

LE FRODI «CAROSELLO»

L’eccezionale insidiosità dell’organizzazione criminale risulta amplificata dalla scelta di utilizzare modalità operative complesse e articolate per realizzare plusvalenze attraverso la creazione di ingenti e fittizi crediti Iva nei confronti dello Stato attraverso l’amplificazione degli effetti delle «triangolazioni» o «frodi carosello» che è stata la base attraverso la quale è stato possibile realizzare attività economiche fittizie del valore di alcuni miliardi di euro al fine di ottenere crediti di imposta con profitti per centinaia di milioni di euro in favore di FWEB e TIS: a) venivano realizzate o individuate una serie di società «A», tutte con sede nell'ambito dell'Ue, nonché una serie di società «B», con sede in Italia e anch'esse di fatto create ad hoc per le operazioni delittuose. B) «A» cedeva fittiziamente a «B» un valore pari a «100» di servizi, di solito traffico telefonico o codici memorizzati su carte che consentivano di scaricare contenuti multimediali da internet, senza pagare l'Iva poiché si trattava «di cessione all'interno di Stati appartenenti all’Ue. (c.d. «cessione intra»); C: «B» cedeva fittiziamente alle società «C» (ossia FWEB o TIS) i medesimi servizi per un valore di «100» sul quale veniva pagata da «C» l'Iva per il 20%, poiché si trattava di una compravendita di servizi in Italia, con un esborso finale apparente per «C» di «120»; D) «C» rivendeva ad «A» i medesimi servizi con il c.d. regime intra (applicabile negli acquisti tra Stati Ue) al prezzo di «100» senza il pagamento dell'Iva (...). In questo modo, alla fine di un'operazione sostanzialmente neutra a fini economici perché ogni soggetto paga ed incassa «100», C ha apparentemente pagato 20 di Iva 100, C ha apparentemente pagato 20 di Iva a B che quest'ultima in ogni caso non versa all'erario, non avendo mai incassato la relativa somma. Il vero scopo dell'operazione, perciò, è consentire a «C» di realizzare un credito erariale di «20» su ciascuna operazione fittizia di pagamento di «100». Questo credito può essere detratto dall'IVA che «C» incassa dai propri clienti per l'uso delle utenze telefoniche e che, in mancanza di credito Iva, dovrebbe riversare all'Erario».

OPERAZIONE «PHUNCARD»

LA MADRE DEL RAGGIRO

La prima operazione fittizia dell'organizzazione criminale è stata posta in essere nell'anno 2003. L'oggetto dell'operazione commerciale fittizia era rappresentato da «carte» che «conferiscono all'acquirente il diritto di accesso per un tempo limitato ai contenuti digitali messi a disposizione dall'emittente su server collegati alla rete internet. Tali contenuti sono protetti da diritto d'autore. L’esito dell’indagine consente di affermare l'assoluta fittizietà dell'operazione, e che la stessa è stata ideata ed eseguita con la piena complicità di manager di primario livello di Fastweb, e anche contro la volontà di coloro che all’interno della struttura aziendale avevano manifestato più di una perplessità sull'operazione medesima, al punto da disporne la cessazione (...)».

IL FACCHINO PRESTANOME

E LA VIA DI PANAMA

Gli inquirenti scoprono che l’amministratore della Telefox, società di comodo, per 12 giorni è un certo Giovanni Succu. A verbale si scopre essere un prestanome: «Svolgo, da circa un anno il lavoro di commesso in un negozio di alimentari a Roma. Prima lavoravo come facchino di una ditta di mobili. Prima ero a Rebibbia per 4 anni, mi era stato proposto di essere amministratore di una società. Mi accompagnò da un notaio e per mettere la firma mi diede 50 euro (...). Non ho mai esercitato di fatto la carica di amministratore».

«LA SECONDA OPERAZIONE

TRAFFICO TELEFONICO»

L’oggetto dell’operazione commerciale sopra definita «Traffico Telefonico» è la commercializzazione di servizi a valore aggiunto da realizzare mediante l'acquisto di contenuti e la veicolazione di questi verso numeri a valore aggiunto (si tratta di numerazioni estere e/o satellitari" attraverso servizi d'interconnessione internazionale per il trasporto di traffico telematico (per la precisione si tratta di traffico Voip -voice on internet protocol). Tali servizi "consentono a clienti finali (localizzati anche in Paesi esteri) di accedere attraverso numerazioni internazionali, a servizi di intrattenimento o informativi (forniti da un “content provider“ a fronte del pagamento del corrispettivo in bolletta telefonica. In particolare il traffico telefonico generato dai clienti viene raccolto da un operatore di accesso di un dato Paese etrasportato da operatoriditelecomunicazioni, sino all'operatore che dispone delle numerazioni internazionali di destinazione delle chiamate“.

IL DENARO «ILLECITO»

E LA TRUFFA DEL SECOLO.

Il provento primario dei reati, infatti, derivava dalla creazione di ingenti poste passive di bilancio dovute alle apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore delle società «cartiere». Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l'Iva in favore delle "cartiere" consentivano a FWEB e TIS di realizzare «fondi neri» per enormi valori che costituivano l'oggetto primario delle attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzato da altri membri dell'associazione per delinquere. In sostanza le somme apparentemente erano state spese per attività commerciali legittime e la loro uscita trovava formale giustificazione nei bilanci societari, ma in realtà il movimento serviva solo a utilizzare liberamente il denaro incassato attraverso il pagamento dell'Iva versata dai clienti di FWEB e TIS che non era mai stato riversato all'Erario. Sotto questo punto di vista l'eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte, la loro protrazione negli anni e la qualità di primari operatori di borsa e mercato di FWEB e TIS consentono di ritenere l'intera vicenda una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale. Nel contempo le modalità operative attraversole quali TIS agiva pongono con solare evidenza il problema delle «responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene TIS, ossia TELECOM ITALIA s.p.a. Poiché TIS, infatti, era la proprietaria dell'intera dorsale di rete della quale si avvale TElECOM ITALIA ed è sostanzialmente la "cassa operativa" del gruppo è evidente che o si è in presenza di una totale e omissione di controlli all'interno del gruppo TElECOM ITALIA s.p.a. sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio perpetrate o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse. In entrambi i casi il pm adotterà le determinazioni di sua competenza.

«IL SIGNOR TRONCHETTI

HA FATTO IL BIRICHINO»

L’unico riferimento a Marco Tronchetti Provera è indiretto. Viene fatto al telefono da due personaggi organici al «gruppo» che discutono di alcune informazioni comparse in edicola: «Ok, adesso lo compro il giornale. Il signor Tronchetti Provera ha fatto il birichino, allora sa da dove vengono i soldi, tutta la maniata di soldi». E prima ancora: «A me basta, se se la pigliano con Tronchetti Provera a me va be’, che mi frega, ma chi lo conosce? Che mi frega?»

SCAGLIA, IL SUPERMANAGER

CHE NON POTEVA NON SAPERE

«La dimostrata fittizietà delle operazioni esclude che un manager dell’esperienza e della competenza internazionale di Silvio Scaglia potesse lasciarsi sfuggire tali sospette evidenze. L’unica conclusione logica, atteso il ruolo di dominus pressoché assoluto ricoperto in Fastweb, era che tali operazioni fossero non soltanto da lui conosciute ma autorizzate in quanto indispensabili per l’abbellimento dei bilanci e della contabilità da lui amministrata»
BROGLI ELETTORALI

E METODO MAFIOSO

Le attività delittuose del gruppo criminale risultano talmente macroscopiche che era sostanzialmente necessario per i membri del sodalizio associarsi con pubblici ufficiali, ed in particolare ufficiali di Polizia giudiziaria, al fine di impedire che venissero svolte indagini sui reati commessi o che, comunque, fosse possibile avere notizie ed informazioni sullo stato delle indagini, ostacolandole ove necessario. L’adesione al sodalizio anche di appartenenti alla Guardia di finanza ed ai Carabinieri, perciò, costituiva l'ulteriore passo verso un "terzo livello" di associati (...). Nel suo punto di vertice l'associazione ha scelto di avvalersi di appartenenti a una pericolosissima cosca della 'ndrangheta calabrese per ottenere collaborazione e protezione e per portare a segno un'operazione che segna il "salto di qualità" del sodalizio criminale sul piano delle protezioni ottenute, poiché venivano organizzati gravissimi brogli elettorali per ottenere l'elezione nella circoscrizione estero di un senatore (Di Girolamo Nicola Paolo) mediante la creazione di una serie di falsi documenti che ne attestassero la residenza all'estero (...)».

L'ASSOCIAZIONE

DEL «NERO» MOKBEL

L'estrema pericolosità dell’organizzazione criminale in questione, facente capo in modo indiscusso alla figura di Gennaro Mokbel, e ad altri soggetti in ogni caso in posizione a lui subordinata, emerge in modo palese dalla semplice mole delle investigazioni della Gdf e del Ros carabinieri. Di Girolamo Nicola Paolo, poi eletto al Senato nella circoscrizione estero; Marco Toseroni, commercialista e vero artefice del circuito socletario estero con il quale riciclare il denaro; Augusto Murri, imprenditore da tempo residente tra l'Africa, dove è stato coinvolto in una indagine per omicidio, e Panama, intestatario e fittizio gestore delle società utilizzate per giustificare il "carosello" finanziario. Carlo Focarelli, personaggio centrale nella ideazione e organizzazione della frode fiscale in senso stretto, da cui provengono le somme che l’organizzazione, già indagato in passato in analoghi procedimenti per frode fiscale nel settore dei componenti informatici, vero gestore ed acquisitore dei contatti personali interni alle società di gestione di reti telefoniche dalle cui casse proviene in sostanza l'Iva, cioè l'imposta sulla quale viene fondata, sulla base del regime di territorialità dell'imposta, la frode fiscale di cui si tratta. E soprattutto Mokbel Gennaro, vero promotore in senso tecnico dell'associazione per delinquere, nonché gestore ed organizzatore della parte più tipicamente criminale dell'associazione, legato agli ambienti dell’estrema destra romana e dedito al controllo, anche con metodi violenti, degli appartenenti all'associazione, dirigendone le operazioni e determinandone, come per il Di Girolamo, i destini e le attività politiche»

«MA CHE C’HAI LA SENATORITE?

SEI SOLO IL MIO SCHIAVO»

Il Mokbel rimprovera spesso e aspramente il senatore Di Girolamo per le condotte “sbagliate“ dei lui tenute in alcune occasioni, ricordandogli che non conta nulla, che si sarebbe montato la testa e che si sarebbe ammalato di «senatorite» ed altrettanto chiare ed esplicite sono le riposte del senatore Nicola Di Girolamo in alcune conversazioni in cui ammette chiaramente che lui è l’espressione del «gruppo» ed è pronto a tirarsi fuori se lo chiedono. M: «Ma devi ingoià i rospi a me non piacciono proprio, comunque ho capito che te stai a prende la senatorite. So cazzi tua...». DG: «No, abbi pazienza un attimo». M: «No, non parliamo di niente». DG: «Dammi un minuto». M: «No». E ancora. D: «ieri ho sbagliato». DG: «Non me ne frega un cazzo di quello che dici tu. Per me puoi pure diventare Presidente della Repubblica, ma resti sempre il portiere mio, nel mio cranio sei sempre il portiere, nel senso che tu sei uno schiavo, per me conti come il portiere, capito Nicò Ricordate che io per le sfumature me faccio ammazza». E poi. M: «Parli proprio male, con tono sbagliato». DG: «Ci resto male...». M: «Tu cui resti male? Grandissimo testa di cazzo (...). Calcola che il 70 per cento dei soldi tirati fuori, qua, li ho tirato fuori io. Stai zitto». E infine. M: «Mo’ rircordati che devi paga’ tutte le cambiali che so state aperte, devi pagha’ lo scotto della tua vita, Nicò, perché tu una vita non ce l’avrai più»

ALLEANZA FEDERALISTA

E GLI AMICI DELLA LEGA

Nel 2007 si denota un interesse del movimento politico Alleanza Federalista da parte di Morkbel, movimento gravitamnte nell’area politica della Lega nord la cui sede è ubicata in Roma via 24 maggio. L’attuale segretario Giacomo Chiappori è stato eletto nelle liste della Lega Nord, circorscrizione Liguria (...). In quest’ambito avviene l’individuazione di Di Girolamno Nicola. In una intercettazione Morkbel dice: «Dobbiamo trovare un partito dove infilarti perchè Di Gregorio, berizzi, tutti a tarantellà». Mokble contestava a Di Girolamo un atteggiamento d’immobilismo: «Ma che stai a fa? Guarda che te do una capocciata, o sei capace a comportarte oppure no...ti ho avvisato una volta, una seconda, una terza. Non stai su una galassia lo voi capì?». Tra i contatti di Mokbe, oltre a Carmine Fasciani (noto esponente della criminalità romana), agli affiliati della cosca Arena, all’interessamento per appalti del Comune e per il traffico di diamanti in Uganda, il Ros annota rapporti con Stefano Andrini e Gianlugi Ferretti, già segretario dell’onorevole Tremaglia ma ormai in rotta con lo stesso

L’AMBASCIATORE AMICO

E IL PUGILE CANTATORE

L’ambasciatore a Bruxelles Sandro Maria Siggia si danna l’anima per avvertire Di Girolamo che alcuni giornalisti stanno facendo domande sulla sua effettiva residenza in Belgio (che poi verrà rintracciata dal «gruppo» nell’abitazione di un borsista). Di Girolamo al telefono sbotta: «Ho la preoccupazione, non vorrei che fosse una manovra de questi per rompe li coglioni per dì che non sono residente lì». A pagina 545 il gip dedica un capitolo a «Nocciolina» o «Pugile»: il riferimento è a un conto corrente utilizzato dal «gruppo» e relativo, anche, alla gestione dell’attività agonista del pugile Vincenzo Cantatore.