Deludono i poveri amanti nel mélo di Pupi Avati

RomaCronaca di poveri amanti: lui (il cantante pop Cesare Cremonini) è un ragazzo di campagna, un po’scemo e sempre a caccia di donne; lei (Micaela Ramazzotti) è una romanaccia carina, che se lo sposa a dispetto dei santi e delle corna. La prima notte di nozze, lui si dedica a una cameriera e lei s’offende, rifugiandosi a Bari da una zia. Ma infine: nozze consumate e quattro figli sullo sfondo dei Trenta, tra fascismo accennato e romanticismo conclamato. Il famoso «Avati’s touch» non s'è visto ne Il cuore grande delle ragazze (dall’11 in sala), mélo molto atteso in concorso dopo il malore del regista. Se Avati ha mostrato la sua classe di consumato maestro nel riprendere la campagna marchigiana (qui figura come emiliana) e gli interni rurali primonovecenteschi, ha deluso anche con l’immissione, nel cast, di figure femminili attempate, però siliconate: che effetto straniante producono Sydne Rome ed Erica Blanc quali donne di casa d’altri tempi, ma con labbra e guance gonfie come canotti. Applausi tiepidi in sala e qualche risata alle battute in romanesco di Manuela Morabito. Meno male che la Ramazzotti s’industria a disegnare una figurina gentile di «ragazza sempre imbronciata, che manda giù bocconi amari, pur di tenersi stretto il marito», spiega l’attrice, che nella vita vera, se mai il marito regista Paolo Virzì la tradisse, lo ucciderebbe, come specifica subito. «Il cinema di Pupi, per me? Come entrare in un monumento. E ora che lui non c’è, mi sento una marionetta senza il suo burattinaio. Anche io sono una donna d’oggi, che lavora, è sposata ed è madre, però sono anche figlia di quei tempi là, quando le donne si tenevano i mariti per tutta la vita», dice Micaela, specificando che sul set cercava di non ridere molto «per avere sempre un’aria un po’ tonta». Le musiche di Lucio Dalla aggiungono un tocco tv.