«Delusi da questa Finanziaria anti sviluppo»

Sangalli: «Sulla modifica dei contratti a termine il governo interviene a gamba tesa. Per la prima volta mobiliteremo tutta la categoria»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Una finanziaria da cancellare, perché tassa lo sviluppo». È lo slogan che martedì prossimo campeggerà davanti agli oltre mille delegati presenti all’assemblea straordinaria della Confcommercio. La maggiore organizzazione del terziario si prepara alla battaglia, ma non solo sulla manovra. Anche la modifica dall’alto dei contratti a termine - che il ministro del Lavoro Cesare Damiano minaccia di cambiare se le parti sociali non trovano un accordo in tre mesi - è, secondo il presidente Carlo Sangalli, un intervento «a gamba tesa».
Presidente, il ministro Damiano vuole rimettere mano alla disciplina dei contratti a termine. Che cosa ne pensa?
«Ribadisco il giudizio che ne abbiamo dato a caldo: il metodo fa acqua. E spiego il perché. È singolare che si invitino le parti sociali a un nuovo avviso comune, dettando però le linee guida per il loro confronto e dando un ultimatum di tre mesi, termine oltre il quale sarebbe poi il governo a disciplinare ex novo la materia. Questo, su un campo di calcio, si chiama intervento a gamba tesa in un ambito che sarebbe giusto lasciare, invece, al confronto autonomo tra le parti. Anche perché è materia è già stata affrontata con la contrattazione collettiva».
I sindacati chiedono un argine alla crescita della precarietà del lavoro.
«Certo, ma la flessibilità governata e contrattata - come quella regolata dai contratti del turismo e del commercio - è appunto una risposta alla precarietà: tanto alla precarietà del lavoro nero, quanto alla precarietà della disoccupazione. Ecco, dunque, la critica di merito all’impostazione di Damiano. È un’impostazione che non fa i conti con la realtà».
Perché?
«Perché i numeri parlano chiaro. Nella realtà del mercato del lavoro italiano i contratti a termine sono meno del 10% del totale dell’occupazione. Ma c’è soprattutto un dato sul quale tutti dovremmo riflettere: il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è, nel nostro Paese, di circa il 63%, sette punti in meno dell'area euro. Questa è la priorità. Non restringiamo gli strumenti di flessibilità che, in anni di crescita economica lenta, hanno aiutato a costruire opportunità di lavoro».
Invece, c’è aria di profonde modifiche alla legge Biagi.
«Io penso che dobbiamo allargare, e non restringere, il ventaglio di tutte le opportunità di lavoro. E, per far questo, occorre anzitutto una crescita economica più robusta. Il che è esattamente l'obiettivo che la manovra finanziaria per il 2007 non consegue, visto che tanto il governo, quanto la Commissione europea prevedono, nel prossimo anno, una crescita del pil fra 1,3% e 1,4%. Prodi si è detto soddisfatto di una finanziaria che scontenta tutti. Visti i risultati, è una soddisfazione francamente incomprensibile».
Resta qualche margine di miglioramento?
«Volendolo, certamente. Ma le cose stanno andando in maniera diversa. Gli emendamenti alla finanziaria non sono stati neppure discussi dalla commissione Bilancio della Camera. E il testo è approdato direttamente in aula con un carico di circa 3.000 emendamenti, e con un’elevata probabilità che tutto si risolva secondo il copione consolidato del maxi emendamento e del voto di fiducia. Insomma, a proposito di precarietà, se qualcosa di precario c’è oggi nel Paese, è la possibilità di un lavoro parlamentare di merito sui contenuti della finanziaria». Scontenti di tutto questo?
«Più che scontenti, siamo delusi. Sia perché la finanziaria non ha mantenuto i principi contenuti del Dpef, quelli cioè dell’equità, del rigore e dello sviluppo, sia soprattutto perché è una manovra fatta contro le imprese».
Che cosa farete, allora?
«Per martedì prossimo abbiamo convocato un’assemblea straordinaria - la prima nella nostra storia - alla quale parteciperanno più di 1.000 delegati. Sarà una mobilitazione di tutta la categoria per manifestare contro la finanziaria con lo slogan «Una finanziaria da cancellare, perché aumenta le tasse e tassa lo sviluppo, perché penalizza le imprese e non aiuta il Paese». In quell’occasione, presenteremo anche un dossier su tasse e burocrazia che già dal titolo, L'impresa di fare impresa, fa capire quanto sia difficile avviare e gestire un’impresa, a causa di un sistema di procedure, adempimenti e oneri che è farraginoso, costoso, complicato».