Delusione Champions Inter e Roma eliminate

Il Manchester vince 2 a 0. Nerazzurri sfortunati: Ibra fermato dalla traversa, Adriano dal palo. <strong><a href="/a.pic1?ID=335184">Mourinho</a></strong>: &quot;Resto, vado da Moratti e progetto il futuro&quot;. <a href="/video.pic1?ID=inter_120309" target="_blank"><strong>L'audio commento</strong></a> di <em>Marco Lombardo</em>. <strong><a href="/a.pic1?ID=335190">Roma: </a></strong>dal dischetto il cuore non basta

Manchester - Dettagli, maledetti dettagli. Lo aveva detto Josè Mourinho, garantendo fin da subito che lo scudetto era cosa sua e che invece per la Champions League bisognava fare i conti con queste piccolissime variazioni del destino. Tanto piccole da cambiare la storia, la sua e dell'Inter. Sarà per questo che Josè ha guardato in faccia la serata che gli cambiava la vita all'Inter entrando da solo prima di tutti sul campo, solito sguardo fiero e un "cinque" ai tifosi a bordo campo. Sono qui, eccomi. Eccoci. Non è servito. Perché ci sono quei dettagli, maledetti. Come ad esempio mettere in campo Vieira e vederlo dopo 4 minuti disperatamente a caccia di un avversario che invece era già in area a raccogliere il corner: è Vidic - sì proprio quello che per Mourinho sarebbe dovuto stare in tribuna per squalifica anche al ritorno, un dettaglio anche questo? - e così libero lo è stato poche volte nella vita. Palla nell'angolo e 1-0. Eccolo.

Insomma la partita in cui si potrebbe stare ad aspettare un po' per vedere l'effetto che fa, diventa subito una disperata rincorsa. E il dettaglio è che in fondo il Manchester United non gioca da campione del mondo, fa quello che sa a memoria, eppure l'impressione è che tutto potrebbe cambiare, volendolo.

Però bisogna aspettare 25 minuti per vedere un cross di Maicon e finalmente - volendolo appunto - l'Inter capisce che si può fare un'altra storia. Un dettaglio è anche che Ibra, in mezzo al duo Ferdinand-Vidic, gioca da pallino d'oro: bellissimo, prezioso, praticamente inutile. Epperò quando nell'area del Manchester succede praticamente la stessa cosa del minuto 4 alla rovescia e il colpo di testa di Zlatan finisce per incontrare la traversa, il lieto fine questa volta non c'è. Un altro maledetto dettaglio.

La partita però diventa bella: Balotelli - quello che solo un mese e mezzo fa non avrebbe giocato neppure se tutta la squadra avesse avuto l'influenza - diventa l'uomo nero per il Manchester e soprattutto per Cristiano Ronaldo, ed anche se Julio Cesar deve timbrare il solito straordinario su O'Shea per evitare che la serata sia già finita, gli scarabocchi sul taccuino segnano uno Stankovic-Stankovic-Ibrahimovic-Maicon, praticamente il disegno che la sfida è diventata un'altra cosa: una match intenso dove può succedere di tutto. Con Josè sempre in piedi a bordo campo per tutto il primo tempo e non è un dettaglio: lui è come se fosse lì con i suoi, come se fosse a sudare con Santon che controlla tranquillamente un Ronaldo per ora un po' molle, con Vieira che sarebbe uno splendido giocatore se a calcio non si dovesse correre. E con il pallone che sibila appunto fischiando a un centimetro dal palo di Van der Sar, per un'occasione che ancora non si sa se sia solo persa oppure un segnale. Ma si saprà presto. Troppo.

Anche perché l'ingresso di Muntari al posto dello spompato Vieira nella ripresa potrebbe essere la Mossa, insomma Sulley, l'uomo che aveva lasciato il passaporto a casa rischiando di non poter arrivare a Manchester. Però nel match, nella vita, nella serata di Josè Mourinho, c'è un altro minuto numero 4, quello del secondo tempo, quello che Rooney accende con un lift perfetto per la testa di Ronaldo, che all'improvviso spunta nella partita con la difesa dell'Inter che si guarda attonita. Josè si agita, ma è solo adesso, perché la squadra non si scuote e allora ci prova lui mettendo Adriano, che alla prima occasione incoccia nel palo con la palla che poi balla dispettosa sulla linea. Maledetti dettagli.

Il campo diventa troppo libero per gente come Scholes e Giggs, gente d'altri tempi s'intende, e se esiste ancora un fiato di speranza bisogna come al solito andare da Julio Cesar e stringergli la mano esprimendogli solidarietà. Eppure resta quella insopportabile sensazione che l'Inter meriterebbe pure, ma siamo a Manchester, sul campo dello United, nella situazione migliore per Sir Alex, con la palla che vaga un tocco alla volta e la fatica quasi impossibile di andarsela a prendere per provarci. Dettagli da Champions league, in pratica. Non c'è Figo che tenga, allora, neppure quando entra in campo al posto di un Balotelli che ha finito gli effetti speciali, là dove lo vuole Mourinho.

E non c'è neppure Ibrahimovic, che sparacchia palloni in tribuna buttando via un'altra occasione per far vedere all'Europa quello che sa fare. Non c'è più Champions, in pratica, per l'Inter e poco importa che questa è solo la seconda volta che Ferguson la fa a Josè, perché è la volta che conta. Pensateci: a questo punto l'Inter potrà anche vincere lo scudetto ma Mourinho è già fuori dall'Europa. Non è cambiato nulla. Sarà un maledetto dettaglio, ma è decisivo.