Delusione Rocca Fuori Miller, fallisce il bronzo

Paolo Marchi

nostro inviato a Sestriere

E se quello di Zoeggeler rimanesse il primo e unico oro azzurro ai Giochi di Torino? Felici di essere smentiti già oggi dagli slittinisti nel doppio, a Sestriere è suonato l’allarme per Rocca, non tanto per la sconfitta in sé in combinata (tra il bronzo dell’austriaco Schoenfelder e il suo quinto posto corre in fondo la miseria di 7 centesimi), ma per il modo. Il valtellinese non ha mai dato l’impressione di essere in corsa per il podio in una gara che ha cambiato leader per due volte, prima Bode Miller e poi Benny Raich, trovando il vincitore in Ted Ligety, statunitense come Miller ma a differenza del capitano uno dalla vita senza eccessi. E in scia ecco Ivica Kostelic medaglia d’argento, il fratello povero di Janica perché in carriera ha vinto «solo» lo slalom iridato di St. Moritz 2003 e quattro di coppa del mondo.
La giornata era iniziata nel segno di Miller, un fulmine in libera, il più veloce di tutti davanti allo svizzero Defago (un chiodo in slalom) e all’alto-atesino Peter Fill che in speciale si difenderà poi con dignità, classificandosi nono. L’hippy a stelle e strisce si sarebbe presentato al via della prima manche di slalom con 1”66 su Schoenfelder (9°), 2”06 su Raich (13°), 2”08 su Kostelic (14°) e 3”03 su Rocca, trentunesimo. E Ligety? Lì a fiatare sulle spalle del livignasco, trentaduesimo a 3”06.
Tre centesimi separavano i due e questo è un dato molto importante, anche pesando e analizzando le parole di Rocca a gara persa, perché Ligety ha sciato alla grande, con coraggio, assumendosi dei rischi come è giusto che sia perché il vero spirito olimpico è quello che ti spinge a dare il massimo, visto che conta solo il podio. In tal senso è da incorniciare, in negativo, il Fill che spiega il suo piccolo slalom con parole candide: «Ho un po’ dormito nella prima manche di slalom». Benedetto figliolo: si dorme la notte e a letto.
Rocca era invece sveglio ma con la testa ingolfata, contratto e timoroso in libera di cadere e farsi male. Lui, a differenza ad esempio di un Tomba, ha la velocità nel sangue eppure è sceso sugli spigoli, da slalomista in libera uscita nelle praterie dei 130 all’ora. Bronzo proprio in combinata ai Mondiali dell’anno scorso a Bormio, Giorgio ha comunque in animo di puntare alla coppa del mondo 2007, cosa che l’obbliga ad abbracciare apertamente l’alta velocità.
Questo appartiene però al futuro. Ora domina ancora nei commenti la sua «combinatina». Al tramonto, prima manche di slalom e tutti a chiedersi se dal cancelletto sarebbe uscito il Rocca 1 o il Rocca 2, il Rocca vincitore nei primi cinque slalom di coppa o il Rocca out negli ultimi due. Purtroppo è sceso il Rocca 2, bravino nel girare largo dai pali, scolastico nei movimenti, il compitino di chi ha una paura maledetta di uscire. Ottimi invece Raich, Kostelic, Ligety e Schoenfelder, all’apparenza bene anche Miller che veniva squalificato per millimetrico salto di porta, un errore a una doppia sfuggito ai più, ma non a un giudice che chiedeva di visionare la prova alla moviola, trovandovi ragione ai suoi dubbi.
Classifica da rifare ma la sostanza non cambiava: nella sua gara, Giorgio aveva fatto segnare giusto il quinto parziale (3º tempo finale in slalom), con Ligety che in 45 secondi gli infliggeva un distacco pesante: -0”79! E così nella seconda manche, nella quale l’azzurro riusciva a superare coloro che lo avevano preceduto (e che partivano tutti con totali più alti dei suoi), frutto di una condotta un po’ più dinamica e baldanzosa, ma comunque nulla da turbo aperto. La controprova di lì a poco: resisteva alle discese di due comprimari, ma era superato già dallo svizzero Albrecht (per un unico impietoso centesimo) e poi da Schoenfelder di sette. Quindi Ligety, autore di una prova alla Tomba, irresistibile e sicuro, aggressivo e ben bilanciato, un tornado che chiudeva con 1”32 sull’austriaco: un abisso. Kostelic, che partiva con un vantaggio di 0”46, resisteva alla meno peggio fino a metà e poi si accodava a 53 centesimi, comunque felice per quella che, male che poteva andare, era in ogni caso un bronzo. I colori delle medaglie dell’americano e del croato cambiavano quando Raich entrava nel pianoro: inforcava e si fermava, scioccato per un errore che non si attendeva con l’arrivo ormai in vista. L’Austria si consolava (poco) con un bronzo, Ivica si ubriacava di gioia (tanto) per l’argento e l’America vinceva finalmente a queste Olimpiadi un titolo in uno sport vero, non con Teddy Boy Miller come pensava la mattina ma con il suo volto per bene: Good boy Ligety.