«Demaniopoli», il business in riva al mare

Alessia Marani

Evasione fiscale, lotta al contrabbando e alla contraffazione dei marchi, repressione della criminalità organizzata, controlli sulle entrate e le uscite dello Stato: la Guardia di Finanza regionale stila un bilancio sull’attività svolta tra il 2004 e il primo semestre del 2005 e annuncia, per l’estate, l’operazione «Spiagge libere». «Libere da chi si impossessa di arenili e aree pubbliche abusando di licenze concesse - spiegano i vertici delle Fiamme Gialle, ieri riuniti nella sede del comando di via Nomentana - da chi sfruttando una strategia che definiamo “a riccio” rosicchia piano piano metro su metro, finendo per inglobare in un’area concessa e, quindi, regolare, anche terreni fuori autorizzazione». I berretti verdi l’hanno già ribattezzata «demaniopoli». «Si tratta - afferma il maggiore Emilio Errigo, comandante del Reparto Aeronavale che ha sotto controllo le coste laziali - di un business dagli introiti enormi a danno della collettività. Esistono casi eclatanti: come quello di un complesso residenziale a Montalto di Castro per cui nella richiesta di regolarizzazione sono state presentate addirittura fotografie false, ritraenti strutture leggere ed ecocompatibili, mentre in realtà nascondevano l’ennesima colata di cemento. Il dubbio per un ulteriore controllo ci è sorto dal ripetersi di alcune ombre non congruenti nell’immagine presentata». A una prima indagine, nel solo tratto Nord del litorale laziale, secondo la Finanza, sarebbero almeno 10mila i metri quadrati di spiagge sottratte arbitrariamente alla libera fruizione dei bagnanti. «Ma le ispezioni partiranno a tappeto - aggiunge Errigo - scendendo verso Sud, a Fregene, Fiumicino, Ostia, Torvaianica, Anzio e Gaeta. Verificheremo anche l’effettiva erogazione dei servizi, quali la guardiania a mare, a fronte dell’ingresso pagato; la giusta proporzione tra spazio per bagnante e posizionamento dei lettini».
Intanto, sono 1 miliardo e 584 milioni gli euro recuperati dagli uomini dei nuclei comando e dei reparti operativi speciali e sottratti all’imposizione sui redditi e al versamento dell’Iva nelle quasi 8mila verifiche effettuate nell’anno passato; mentre 525 sono i chili tra eroina e cocaina sequestrati a fronte dei 119 recuperati da gennaio a maggio. In continua escalation i reati legati allo smercio di prodotti contraffatti o privi di marchio di garanzia CE: quasi 2 milioni gli oggetti posti sotto sequestro (capi d’abbigliamento con falsa griffe, cd e dvd senza bollino Siae, giocattoli non a norma) nei primi sei mesi del 2005 (3milioni e 300mila quelli «intercettati» nel 2004). Sfiorano quota 4.500, invece, le segnalazioni pervenute l’anno scorso al numero d’emergenza 117.
«Fondamentale - ha sottolineato il Generale di Divisione Daniele Caprino - l’apporto dei cittadini e la loro partecipazione diretta nella prevenzione e repressione di particolari fenomeni irregolari. Pensiamo, per esempio, al caro-vita. Nel 2004 abbiamo controllato 2.542 esercizi commerciali, riscontrando 271 violazioni. Esistono dei listini a cui gli esercenti debbono attenersi. Se il cliente ritiene di essere incappato in un abuso deve rivolgersi a noi. Per il resto, stiamo investendo 60 milioni di euro in un progetto di riorganizzazione di caserme e personale. Cercando soprattutto di mettere su strada più pattuglie possibili, togliendo uomini da mansioni superflue».

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