Demme dall’Oscar alla videocamera: «Ho girato un finto documentario»

Il regista culto: «I miei protagonisti lottano per ritrovare l’armonia, come dovrebbe fare l’America»

da Venezia

Non si può dire che Jonathan Demme, regista di successi come Il silenzio degli innocenti o Philadelphia, parli malvolentieri di politica. «Se Obama verrà eletto, come credo, ci sarà un po’ di speranza in più per il mondo. Rispetto a quattro anni fa, noi democratici abbiamo un leader vero. È la prima volta che voto perché ho fiducia nel mio candidato e non perché c’è da battere un repubblicano». Quattro anni fa Demme venne alla Mostra con The Manchurian Candidate, remake di un thriller fantapolitico degli anni Sessanta. Un disastro al botteghino, nonostante la presenza di star come Denzel Washington e Meryl Streep. Scottato dall'esperienza, un po’ emarginato dalle major, il regista che fu scoperto da Roger Corman ci riprova col più piccolo e intimista Rachel getting married, dove l’unica star è Anne Hathaway. Nel frattempo ha firmato vari documentari, uno molto bello su Jimmy Carter, un altro su Neil Young, riscoprendo il piacere di girare a basso costo, in digitale, per la serie «meno rischi, più libertà». In fondo, Rachel getting married applica alla costruzione drammaturgica un piglio quasi documentaristico. Concorda Demme: «Sì, l’abbiamo girato facendo finta che fosse un documentario su una famiglia che si prepara a festeggiare un matrimonio. Con la telecamera a mano, pedinando i personaggi, cogliendo vuoti improvvisi, perlustrando qualsiasi angolo della casa». A tratti il regista sembra ispirarsi al metodo Dogma (il decalogo estetico elaborato da Lars von Trier): infatti cita titoli come Festen e Dopo il matrimonio. Sembra che a Hollywood non si trovi più tanto bene, benché abbia firmato film da Oscar e grandi successi. «Le tecniche digitali offrono risorse incredibili, anche sul piano artistico. Servono meno luci, puoi girare per un’ora di seguito, lavori sull’improvvisazione», teorizza. Anche se è la Sony Pictures, sia pure nella sezione Classics, a produrre e distribuire (in Italia dal 21 novembre).
Quanto allo spirito del film, sintetizza: «La famiglia che racconto lotta per ritrovare un'armonia, come dovrebbe fare il mio Paese». I cinefili applaudono, a sinistra Demme è regista di culto. Se poi gli chiedi perché ha scelto Anne Hathaway, risponde: «Cinque anni fa la vidi con mia figlia in Little Princess. Era già un portento, sapevo che prima o dopo ci saremmo incontrati».